22 gennaio 2018

Alessandra e Serena, sorelle “ribelli” nel cuore della Calabria

Alessandra e Serena Sirianni

In un articolo su Repubblica sono state definite libraie «ribelli». Ribelli alla retorica dell’andare via perché “qui non c’è niente”, che spesso diventa l’alibi per non darsi da fare. Ribelli perché dotate del coraggio necessario a compiere scelte che vanno controcorrente. Ribelli alle statistiche, che non restituiscono certo un quadro confortante delle abitudini di lettura in Calabria. Eppure, quando tutti cercavano di persuaderle del fatto che aprire una libreria per bambini a Soveria Mannelli (paese di duemila anime nel catanzarese) fosse una follia, quando le indagini di mercato e la logica dei numeri sembravano allontanare ogni ipotesi di fattibilità del progetto, loro «l’hanno voluto. Ed è bastato».

Parliamo di Alessandra, 37 anni, architetto e mamma di due bambini, un corso per librai frequentato in Spagna, e sua sorella Serena, 28 anni, una laurea in Giurisprudenza e una passione per la pittura scoperta da poco. E un sogno chiuso per anni in quel cassetto ora finalmente aperto, che si chiama L’Isola di Arturo. Come l’omonimo romanzo di Elsa Morante da cui prende il nome, che in punto recita: «La speranza, tuttavia, s’era annidata ormai dentro di me come un parassita, che non lascia volentieri il suo nido». La speranza di restare, senza rinunciare a costruire.

Secondo il rapporto dell’VIII Atlante dell’infanzia a rischio Lettera alla scuola di Save the Children, pubblicato da Treccani a fine novembre 2017, la Calabria è la regione con la maggiore percentuale di minori in povertà relativa (ben il 47,1%) e con il più alto numero di giovani (quasi 8 su 10) che non svolgono diverse attività culturali, come leggere almeno un libro, andare al cinema o a teatro, visitare un museo, accedere a internet. Per di più, il 15,7% dei giovani calabresi ha lasciato precocemente la scuola. Cosa vuol dire aprire una libreria per bambini a Soveria Mannelli, paesino nel cuore della Presila catanzarese, alla luce di questo contesto?

Serena: «Significa, per noi, credere in questo territorio e pensare che ci sia del bello da prendere e dare. Soveria ci è parso dal principio luogo fertile e pronto ad accogliere la nostra idea: un paese impegnato da sempre nella promozione della cultura, tanto da essere insignito del titolo di “Città che legge” da parte del Centro per il Libro e la Lettura del Ministero dei Beni Culturali in collaborazione con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, un riconoscimento prestigioso assegnato alle amministrazioni comunali che in modo particolare promuovono la lettura. Il nostro obiettivo, comunque, è quello di essere un punto di riferimento e un luogo di incontro per tutto il circondario».

Cosa rappresenta per voi L’Isola di Arturo?

Alessandra: «Per noi è una scommessa, quella di creare qualcosa di bello e stimolante, un vivaio in cui ciascuno può portare qualcosa da far crescere insieme. È quello che speriamo di trovare ogni mattina, alzando la saracinesca: un posto in cui sentirsi a casa, nuove storie da scoprire e nuovi giochi per far volare la fantasia. Ci piacerebbe che fosse lo stesso per i bambini che ci vengono a trovare».

Una scoperta anche per voi due, quindi…

S: «Sì, senz’altro. Scoperte continue: su aspetti pratici, innanzitutto, perché ci sono sempre nuove situazioni e nuove cose da imparare nella gestione quotidiana di una libreria e molte di queste cose erano inaspettate. Ma soprattutto dal lato umano: perché quando qualcuno entra per chiederti un libro o un semplice consiglio ti fa vedere un pezzetto della sua vita. E poi ogni volta che arriva uno scatolone pieno di libri o di altri articoli è ancora un po’ come ricevere un regalo, lo apriamo con la stessa aspettativa e con lo stesso sentimento di sorpresa».

Quelli di quest’anno stati il primo Natale e la prima Epifania sull’Isola. Com’è andata?

A: «Un periodo davvero intenso, iniziato a novembre con la definizione degli ordini. Abbiamo passato moltissimo tempo in libreria e siamo sempre rimaste concentrate sul da farsi, per venire incontro al meglio alle richieste e alle aspettative dei clienti. Siamo molto soddisfatte!».

Qual è stata finora la risposta di bambini e genitori a questa bella novità?

A: «Abbiamo riscontrato un forte entusiasmo e tanta partecipazione: sin dal primo laboratorio di lettura abbiamo avuto un’ampia risposta, moltissimi bambini dai 3 anni in su (spesso anche più piccoli!) ascoltavano le storie in braccio o al fianco dei loro genitori, a loro volta molto attenti e curiosi. È questo che più ci piace: essere complici di momenti di condivisione che vedono protagonisti i bambini, le loro famiglie, i racconti. Siamo felici perché ci sembra che giorno dopo giorno i ragazzi, appassionatissimi, e gli adulti abbiano iniziato a considerare l’ambiente della libreria come un luogo familiare, uno spazio amico in cui curiosare, osservare e farsi meravigliare da un libro o da un gioco, in cui muoversi in autonomia, come a casa».

Il libro che vi ha cambiato la vita?

S, A: «L’Isola di Arturo, ovviamente!»

Cosa serve davvero per fare impresa al Sud Italia?

S: «In base alla nostra esperienza possiamo dire che servono determinazione, e soprattutto ottimismo. Quando l’Isola era per noi solo un pensiero vago, dati alla mano, sembrava un’idea folle. Ma l’abbiamo voluto, moltissimo, ed è bastato!».

Progetti futuri?

S: «Abbiamo intenzione di intraprendere dei progetti con le scuole, organizzare numerosi incontri per bambini, ragazzi e adulti, come gruppi, presentazioni di libri e tanto altro».