A Calanna alla scoperta di una storia millenaria tra sito archeologico e polo museale

La Calabria è una terra antica che custodisce nel proprio ventre una storia millenaria. Un passato ancora inciso nelle rocce, nelle grotte, oltre che nei siti archeologici disseminati sul nostro territorio. A Reggio Calabria, basta volgere le spalle al mare e salire verso le colline pre-aspromontane, per riscoprire il legame con le nostre radici protostoriche. Vi assicuriamo: non si tratta di una strada lunga e tortuosa, ma di un percorso affascinante in una natura che ti accoglie con il suo verde acceso, che a tratti contrasta con il bianco, quasi lunare, della roccia. Percorrendo da Gallico la strada a scorrimento veloce per Gambarie siamo giunti a Calanna.

Ad accoglierci e a guidarci i maestosi “tafoni”: formazioni di arenile che, plasmati dagli agenti atmosferici, hanno assunto sembianze diverse, simili per alcuni ai famosi “Camini delle fate”, le formazioni rocciose di Göreme in Cappadocia (Turchia). Abbiamo avuto la fortuna di vedere queste conformazioni “uniche” accarezzate dal sole: il giallo della roccia assume un colore che ricorda quelle delle dune del deserto, mentre le scanalature dell’arenaria sembrano tanti merletti. Queste rocce fanno da cornice ad un panorama sensazionale che si apre sull’azzurro argenteo dello Stretto, con le due coste, calabrese e siciliana, sullo sfondo. Adesso capiamo lo sforzo di Ulisse per resistere al canto delle sirene! Abbiamo dovuto distogliere lo sguardo dal paesaggio per proseguire e giungere al nostro appuntamento con la storia.

Siamo in contrada Ronzo: qui nel 1953 è stata rinvenuta una necropoli  scavata in una parete di calcare conchiglifero risalente all’età del ferro (il sito, tra i più antichi della provincia di Reggio, è databile ai secoli XIII – VII a.C.). Si tratta di 10 tombe a grotticella e a forno, che contenevano sepolture sovrapposte e scheletri disposti in posizione fetale. Purtroppo, del sito originario resta poco: l’erosione ha provocato diversi smottamenti, con il crollo dei sepolcri situati più in basso e sul lato esterno. Il luogo, però, rimane suggestivo. Sarà per la tipologia della roccia, sarà per il contesto naturale dominato dalla macchia mediterranea, sarà per il silenzio che entra nello spirito, ma qui si riesce a respirare il passato. Per viverlo, basta andare un po’ più su, a circa 50 metri dagli scavi e visitare il Museo Archeologico Comunale di Calanna.

Recentemente inaugurato, il museo è stato oggetto di un intervento di messa in sicurezza e completamento grazie a un cofinanziamento della Regione Calabria e a un progetto portato avanti dal Comune di Calanna e dalla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia. Lo studio architettonico e l’allestimento, a cura di Angela Canale, Antonino Giordano e Maria Immacolata Barbieri, ha inteso creare un percorso esperienziale – didattico articolato come un racconto unico di Calanna, dei luoghi di ritrovamento e dei reperti. L’accostamento d’immagini del passato a dimensione parete e reperti ritrovati – solo quelli della tomba n. 6 rimangono custoditi al Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria –  consente al visitatori di “vivere” la storia e d’immaginarsi la necropoli al momento del rinvenimento. In questo modo l’utente diventa protagonista dell’esperienza conoscitiva.

Il museo, si articola in due sale: la prima ricopre una funzione didattica, con pannelli informativi che consentono ai visitatori di contestualizzare il periodo storico e di comprendere le usanze funebri delle popolazioni d’età protostorica, oltre che di “seguire” gli scavi iniziati nel 1953; la seconda, multimediale, è un vero e proprio scorcio sulla memoria storica di Calanna. Qui sono custoditi due reperti di origine bizantina, rinvenuti nella necropoli scoperta nel 1920 in contrada Marchese, un territorio impervio idealmente localizzabile al centro del triangolo formato da Calanna e le frazioni di Mulini e Rosaniti. Il più importante, che faceva parte di un corredo funebre ormai disperso, è una croce pettorale in bronzo, “enkolpion”, con incisa la Madonna del Bambino, oggetto che si portava in ricordo di un pellegrinaggio. L’altro reperto è un amuleto in pietra dal colore verdino, la steatite, che raffigura S. Giorgio scolpito a bassorilievo.

Una volta usciti dal museo, vi suggeriamo di salire la gradinata che si trova sulla destra per ammirare il panorama dominato dai resti della fortezza normanna, realizzata su probabili resti bizantini e che rivestì un importante ruolo militare nel controllo dell’area dello Stretto di Messina e la vallata del Gallico. Disseminate sulla collina che sorge alle spalle del centro museale è possibile scorgere le fornaci per la lavorazione di calce e argilla.

Circondati da millenni di storia, vi consigliamo una pausa nell’area di sosta attrezzata di fronte al museo.  Chissà che anche voi andrete alla ricerca con lo sguardo del villaggio protostorico che dovrebbe nascondersi tra le rocce di Calanna.

Se avete voglia di approfondire la storia di questo paese antico e scoprire cos’altro custodisce vi consigliamo di visitare il sito della Proloco

Per prenotare una visita al museo archeologico di Calanna potete contattare la nostra redazione al numero 0965810829.

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