Casa della Cultura: Museo etnografia e folklore “Corso”

IMG_2586La Casa della Cultura che si trova a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, rappresenta un luogo simbolo in primo luogo per la definizione di cultura che indicò l’antropologo Edward Burnett Tylor nel 1871: «La cultura, o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società».
In secondo luogo la Casa della Cultura, che si trova nella parte periferica della città reggina, è intitolata a Leonida Repaci, un uomo che con la sua opera ha espresso ogni potenzialità che la cultura stessa esprime. Visti i numerosissimi tesori che il complesso polifunzionale custodisce, è bene andare per gradi. Tornando alla definizione di Tylor, grande valore assume il museo di etnografia e folklore intitolato a “Raffaele Corso”, fondato nel 1955 su iniziativa di Antonino Basile, Nicola De Rosa, Giuseppe Pignataro, Luigi Lacquaniti, Francesco Salerno, Francesco Cipri, Antonio Nasso .
Il museo è andato via via arricchendosi nel corso degli anni grazie a donazioni di ulteriori appassionati di tradizioni popolari. Numerosissime sono le conocchie esposte all’interno del museo, questi oggetti particolari avevano originariamente una funzione utile alla tessitura ma diventava un pegno d’amore che l’innamorato donava alla sua amata.

Sono presenti inoltre antichi oggetti utilizzati per la pesca, la caccia, la coltura e hanno una considerevole importanza i molteplici manufatti legati alla superstizione, strettamente legati alle paure istintive dell’uomo.Un
Si tratta delle maschere apotropaiche e dei “babbaluti”. Le prime rappresentano visi spaventosi, spesso “corredati” di corna: lo scopo di questi oggetti è quello di scacciare gli spiriti maligni, per questo motivo vengono apposti fuori il portone di casa.

I “babbaluti” sono invece bottiglie antropomorfe di varia dimensione e la cui tradizione è riconducibile probabilmente ai tempi della Magna Grecia. La maggior parte di tali prodotti vengono realizzati nella vicina cittadina di Seminara che ha una lunga tradizione nella lavorazione della ceramica.

Sono presenti inoltre: un antico telaio di fine ottocento antiche riproduzioni dei “giganti” (alti fantocci realizzati in cartapesta che vengono portati in giro per le strade cittadini durante alcune feste religiose) e una carrozza che si presenta in bella vista ai visitatori.

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