Fulvio Cama, direttore artistico dell’Unione Cantastorie, ci racconta l’ambizioso progetto siculo-calabrese

yescalabria_fulvio_cama_02-minIn un mondo tecnologicamente avanzato, c’è una figura del passato che sopravvive, anzi rivive! Il Cantastorie.  È nata, infatti, l’Unione Cantastorie, un progetto promosso dai cantastorie siculi e calabresi in seguito all’incontro avuto a Paternò a marzo, con l’obiettivo di creare al Sud un punto di riferimento per tutti coloro che nel mondo s’impegnano a tenere viva questa tradizione.

Abbiamo incontrato Fulvio Cama, eletto Direttore artistico dal Consiglio direttivo dell’Unione Cantastorie, per farci raccontare quest’avventura.

È avvenuto tutto in modo spontaneo. Abbiamo accolto l’invito ad andare a Paternò da parte di Franco Occhipinti, presidente dell’Associazione ragusana Gli Ultimi Cantastorie e di Cettina Busacca, figlia d’arte e nipote del famoso Ciccio Busacca, artista riconosciuto, che ha collaborato anche con Dario Fo. La Sicilia, che vanta una tradizione secolare di cantastorie, ne ha promosso la candidatura a Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. L’iter per ottenere questo riconoscimento è davvero lungo e complesso. Tra i requisiti occorre documentare la storia dei cantastorie e la presenza oggi giorno di questa figura. Non facile! Da qui abbiamo deciso di realizzare un altro progetto: riunire i cantastorie del mondo in un unico contenitore, appunto l’Unione Cantastorie.

A cosa puntate?

“Abbiamo più di un obiettivo: far tornare in auge questa figura che con l’avvento delle nuove tecnologie è venuta meno e diventare il punto di riferimento dei cantastorie nel panorama internazionale, contribuendo al contempo a raccogliere la documentazione necessaria per la presentazione della candidatura all’Unesco.  Non solo, il nostro è anche un contributo culturale a questa terra”.

In che senso?

Il cantastorie è sempre esistito! Già nelle civiltà tribali era il detentore della memoria: attraverso il racconto tramandava usi e costumi e insegnava alle giovani generazioni le consuetudini degli antenati. Ancora oggi noi rappresentiamo il legame tra passato e presente, tra memoria storica e contemporaneità. Solo che ci siamo evoluti: utilizziamo linguaggi e tecnologie moderne per far rivivere le tradizioni popolari. Siamo a tutti gli effetti dei cantautori”.

La casa dei cantastorie è posizionata al sud tra Calabria e Sicilia. Come mai?

La regione Sicilia riconosce il valore di questa figura come patrimonio immateriale dell’isola. Del resto, vanta una tradizione lunghissima, ma anche la Calabria ha avuto nel passato i suoi esponenti di spicco. Geograficamente, Calabria e Sicilia si collocano al centro di una storia millenaria. Abbiamo l’ambizione di portarla al centro del contesto internazionale e fare rete con le altre culture popolari del mondo”.

Un progetto ambizioso…

Si, ma siamo convinti di rappresentare una novità nel panorama artistico contemporaneo.  Sosterremo la candidatura all’Unesco con spettacoli dal vivo. È già in programma la partecipazione a una decina di festival. Porteremo delle pillole della tradizione. Una peculiarità della nostra arte è che non serve una mega struttura. Inoltre, le nostre performance durano al massimo 15 minuti”.

Può dirci qualcosa di più sul programma?

“Ci stiamo lavorando…senz’altro posso dire che Calabriasona, il circuito che sostiene gli artisti della musica popolare calabrese, sarà il festival specchio di questa nuova rete”.

Chi può entrare a far parte dell’Unione Cantastorie?

Chiunque voglia sostenere il progetto! Non bisogna essere per forza artisti”.

Non ci resta che attendere di sapere come evolverà questa storia….

Chi fosse interessato a entrare nella rete, può mettersi in contatto con l’Unione Cantastorie scrivendo a unionecantastorie@libero.it

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