13 luglio 2015

La Biblioteca “Pietro De Nava”: il primo centro di “pubblica lettura” in Calabria

La Biblioteca La Biblioteca comunale “Pietro De Nava” di Reggio Calabria è una delle più antiche ed importanti biblioteche della Calabria. La prima Biblioteca pubblica istituita in Calabria con Decreto Regio del 31 marzo 1818 con il nome di Regia Biblioteca Ferdinandiana, in omaggio al sovrano Ferdinando di Borbone, che dopo la seconda Restaurazione, accogliendo le richieste del Sindaco e del “Decurionato” reggino, istituì un centro di “pubblica lettura”. I primi libri, provenienti dalla settecentesca biblioteca privata dell’abate Antonio Spizzicagigli e dalla collezione personale dell’arcivescovo Alessandro Tommasini, furono sistemati nei locali messi a disposizione dalla Curia.

Il primo bibliotecario fu il canonico Demaso Pugliatti, che inaugurò una lunga serie di religiosi che si susseguirono nella direzione della struttura, per tutto il XIX secolo. Tale tradizione fu interrotta solo dal latinista Diego Vitrioli (1885-1860).

Dopo la scomparsa del sacerdote Lorenzo Lofaro, nel 1887, si concluse il ciclo dei direttori religiosi. In seguito, fu, infatti, nominato lo storico Cesare Morisani. E a partire dal 1907 la Biblioteca fu trasferita nell’ex Chiesa di San Gregorio Magno.

Dopo il sisma del 1908, crollata la San Gregorio Magno, il patrimonio librario fu sistemato provvisoriamente presso i locali della “Caserma dei Pompieri” e successivamente fu ospitata nei seminterrati della “Scuola Normale Femminile” (l’odierno Istituto Magistrale “T. Gulli”). Tra i direttore si succedettero, l’economista Attilio da Empoli, il poeta Nicola Giunta e il giornalista Luigi Aliquò Lenzi. Grazie, proprio, all’interessamento di quest’ultimo, nel 1928, la Comunale fu trasferita presso la villetta-biblioteca “Pietro De Nava”. L’immobile in stile liberty, costruito nel 1917, fu donato alla città, assieme all’arredo, a 4.200 volumi e al terreno circostante con disposizione testamentaria del 1923, da Giuseppe De Nava, più volte ministro nel periodo giolittiano e pre-fascista.

La Biblioteca rimase nei locali della “villetta”, divenuti insufficienti a contenere i circa 40.000 volumi, fino al 1961, quando si trasferì nel locale attiguo, di circa 2.000 mq, appositamente costruito, che ne divenne la sede centrale.

I documenti più antichi fanno parte del fondo pergamenaceo, quanto mai pregevole, che comprende 147 pergamene dei secoli XIII-XIX. La pergamena più antica risale al 5 novembre 1285. La Sezione manoscritti e libri antichi, possiede, inoltre, 14 Incunaboli, 582 Cinquecentine, 974 tomi del ‘600 e 3.793 del ‘700, 45 manoscritti.

Oltre all’importante “Sezione Calabria” e alla “Sezione Donna” donata dal Soroptimist, il patrimonio librario della Biblioteca, si suddivide in fornite sezioni di narrativa, filosofia, scienze, storia, alle quali si affiancano preziosi fondi derivanti da acquisti e donazioni, tra questi, il “Fondo Pasquale Sandicchi”, il “Fondo musicale Pasquale Benintende”, il “Fondo Nicola Giunta” le donazioni “Domenico Iaria”, “Vincenzo Mezzatesta”, e l’archivio “Umberto Zanotti Bianco” proveniente dai locali del vecchio “Cipresseto”. E ancora la donazione dello scrittore Corrado Alvaro, situata in una delle sale della villetta e contenente l’arredo dello studio e parte della biblioteca personale dello scrittore senluchese; le donazioni dell’economista Attilio da Empoli, del bibliofilo Gennaro Giuffre che contiene un’opera degna di nota come la “Divina Commedia” in tre tomi illustrata con acquarelli originali dall’artista Amos Nattini nel 1920; del giornalista Vincenzo Morello (Rastignac); dell’onorevole Antonio Priolo; dello storico Domenico De Giorgio, nella cui sala è collocata la raccolta della Rivista “Historica”, periodico di cultura da lui fondato nel 1948; dello storico Domenico Visalli, e molte altre ancora.