18 luglio 2015

L’antica sinagoga del Parco Archeoderi a Bova Marina

Porzione del pavimento musivoNel cuore di quella che fu la Magna Grecia, identificata oggi come l’area grecanica della provincia reggina, il Parco archeologico Archeoderi di Bova Marina costituisce un importante tassello della sua millenaria storia. Nel piccolo centro della fascia jonica, sono stati rinvenuti, infatti, i resti della sinagoga più antica in Occidente, dopo quella di Ostia Antica. Un ritrovamento eccezionale che ha aperto nuovi scenari storici sulla presenza degli ebrei nella Calabria meridionale.

A partire dal 1983 gli scavi condotti sul sito, lungo la strada provinciale che conduce alla vicina Palizzi, hanno portato alla luce reperti di età imperiale, facendo pensare così all’individuazione di un insediamento romano. In realtà si era alla presenza di una scoperta più significativa: un mosaico pavimentale che raffigura, in un unico quadrante, i più importanti simboli di culto giudaici, la menorah, il cedro, la palma e lo shofar, ha reso evidente di essere di fronte a un luogo di culto ebraico, attivo dal IV al VI sec. d.C.

Ha convalidato questa ipotesi il ritrovamento di alcune suppellettili, in particolare anse di anfore vinarie di produzione locale che hanno impresso, come sigillo identificativo, la menorah.

Il Parco Archeoderi, così chiamato perché situato nella contrada Deri di San Pasquale, si estende per circa quattro ettari, ed era una volta una proprietà agricola in cui si ergevano diversi edifici ora utilizzati per i servizi del Parco. Solo una piccola parte è stata fino ad ora indagata, ma i ritrovamenti di manufatti testimoniano la vita di un complesso insediativo, nato probabilmente in età ellenistica come centro agricolo. Si sviluppò poi come “villa”, durante l’età imperiale, con una “pars rustica” a settentrione e una parte residenziale prossima al mare. Il sito fu poi abbandonato agli inizi del VI secolo, probabilmente a causa di un episodio violento.

Sotto il viadotto stradale si trovano i resti del complesso della sinagoga e di una necropoli che contiene alcune sepolture. Nella parte più centrale del parco, sono stati riportati alla luce i resti di alcune vasche intonacate, annesse presumibilmente a locali destinati ad attività produttive.

Il Parco si è dotato di un edificio espositivo e di accoglienza di visitatori. L’Antiquarium, così chiamato, ha sede in una preesistente costruzione residenziale. Qui si può ammirare il famoso mosaico della sinagoga e i numerosi reperti ritrovati in tutta l’area, e che risalgono anche alle età del neolitico e del bronzo, nonché al periodo greco ed ellenistico-romano. Questi resti, anfore, utensili, il cosiddetto “tesoretto”, una serie di monete in bronzo dell’epoca tra il IV secolo e la metà del V secolo d.C, hanno suscitato un profondo interesse, tanto che diverse università straniere si sono dedicate agli scavi: le università di Southampton e Cambridge, per l’età neolitica e l’età del Bronzo, e l’Università di Leicester, per quanto riguarda le età greca arcaica, classica ed ellenistica. Inoltre, vari ambienti termali mosaicati sono stati rinvenuti, in quel punto, quando fu costruito l’edificio.

Adiacente al Museo un altro stabile ospita i depositi del numeroso materiale archeologico ritrovato nel tempo. Poco lontano è stato realizzato, nei locali ristrutturati di quello che una volta era il frantoio della proprietà, un Centro di Documentazione sull’ebraismo in Calabria e sulla Cultura grecanica aperto al pubblico e sede di attività culturali e di divulgazione storico-archeologica, al cui interno si trovano una sala espositiva sulla storia del territorio, una sala dedicata all’ebraismo, una biblioteca con testi riguardanti la grecità calabrese e la storia degli ebrei in Calabria, un archivio multimediale ed una sala conferenze.

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