Tra Londra e la Calabria, intervista col fotografo Giuseppe Lo Schiavo

Talenti calabresi in giro per il mondo. Sono tanti e in molteplici settori: dalla cultura in senso lato, alla medicina, al diritto e via dicendo. La nostra regione “genera” un capitale umano importante, tanto che questo sito gli ha dedicato un’apposita sezione. Giuseppe Lo Schiavo, fotografo calabrese che vive a Londra, esprime il proprio talento attraverso le immagini, con progetti visivi di sicuro impatto, tanto da aver avuto segnalazioni dalla stampa estera: dall’inglese BBC, O Estado de S. Paulo Newspaper del Brasile, il tedesco Süddeutsche Zeitung e ancora il Wall Street International. Giuseppe mantiene comunque un legame forte con la propria terra. Nativo di Pizzo Calabro, in provincia di Vibo Valentia, ha realizzato uno dei suoi ultimi lavori in Islanda.

In uno dei tuoi post su Facebook evidenzi come chi vive in Calabria deve il successo solo alla propria passione e al talento. Credi che sia molto ampio il divario tra sensibilità culturale e possibilità di emergere, rispetto al sistema strutturale dal resto dell’Italia e del mondo?

Credo che la possibilità di emergere sia nelle nostre possibilità, non possiamo permetterci di scaricare le responsabilità su un sistema strutturale quasi inesistente. Dobbiamo combattere usando solo la nostra sensibilità e cercare di emergere guardano un po’ più al futuro che al passato e questo discorso vale per l’Italia intera. Sono convinto che nella nostra terra ci siano delle ottime opportunità di crescita, il territorio è vergine, ma siamo noi a doverlo educare. Senza aspettare che qualcuno ci interroghi, dobbiamo volontariamente proporre la nostra idea di arte.

Quanto ha inciso il tuo passato, la tua infanzia trascorsa qui, sui tuoi attuali lavori?

Sicuramente la terra dove sono cresciuto ha inciso tanto sul mio percorso artistico, sono le esperienze che ti porti dentro e che ancora oggi riescono a condizionare le scelte artistiche e professionali. La Calabria è una terra piena di paradossi e contrasti. Il bello e l’assurdo. La luce e il buio. Tutti questi contrasti finiscono sempre per creare disagio, e dal disagio spesso nascono le scoperte più rilevanti, anche nel campo artistico. La Calabria è come una tela bianca e pura di Fontana, tagliata nella sua bellezza.

Pensi mai di ritornare a vivere in Calabria? Per contribuire ad un cambiamento, a nuove concezioni e punti di vista, essenziali nel settore fotografico. Faccio riferimento anche al tuo progetto “I stay here”.

Per il momento non credo di poter tornare a vivere in Calabria. Nonostante ci pensi spesso. La qualità della vita, checché se ne dica, è di gran lunga superiore a molte metropoli europee e mondiali. Non escludo che in un futuro non prossimo ritornerò a vivere. Nel mio piccolo cerco sempre di partecipare, anche da lontano, alla rinascita culturale del nostro territorio. Partecipo molto spesso a mostre nel territorio e sono ben informato su quello che succede. Si può prendere parte al  cambiamento anche dall’esterno. Ancora oggi a Londra mi considerano “L’artista calabrese” e ne sono fiero. Considera che in questo momento sto partecipando ad una mostra al museo di arte contemporanea di Acri, il MACA, dove ho la fortuna di far compagnia ai maestri del 900 come Fontana, Klein, Spoerri, Rotella e molti altri e il 17 Ottobre ci sarà l’opening di una mia mostra alla quale con altri 2 artisti nazionali alla galleria Ellebi di Cosenza. Siete tutti invitati. Come vedi i miei lavori vivono ancora li. Il nostro corpo è solo un mezzo di trasporto.

I tuoi lavori possono essere definiti “eclettici”: l’influenza da diversi periodi dell’arte e vera e propria avanguardia. Cosa prevede il tuo futuro artistico?

Si, nei miei lavori sono presenti molti richiami alla storia dell’arte, dall’arte fiamminga del 400’ alle avanguardie storiche del 900. Diciamo che lavoro con la fotografia ma le mie più grandi ispirazioni derivano sempre dai movimenti pittorici. Ho molte idee per il futuro, forse sto cercando di avvicinarmi di più ad un sempre relativo concetto di verità, al rapporto controverso tra uomo e natura. Sto diventando un esistenzialista, e le letture di Rousseau mi hanno aiutato molto in questo percorso che spero porterà presto nuove sperimentazioni.

Raccontaci la tua ultima “visita” negli USA.

Diciamo che negli Stati Uniti ci vado spesso volentieri, nonostante non sia un grande ammiratore della cultura americana. Sono appena tornato da Los Angeles, per esempio, e, ci crederai o no, mi ha ricordato moltissimo la Calabria e il sud Italia, soprattutto nella vegetazione e nel clima. Sono stato in uno dei ristoranti più interessanti del momento, Bestia. Si tratta di un ristorante italiano con chef israeliano. Sai qual è il pezzo forte? La pizza alla nduja. E sono stato informato dallo chef che la producono loro e lo stesso vale per molti altri prodotti, perchè pare che il clima e il terreno sia molto simile a quello calabrese. Nel mondo ci conoscono già, dobbiamo solo crederci. A parte la pizza con la nduja, comunque ho avuto l’opportunità di conoscere personalità molto importanti nel mondo dell’arte, e sto organizzando per il 2016/17 un progetto molto importante da portare a Washington DC ma non posso dire di più. Per il resto, nonostante ora vivo a Londra, se mi cerchi in Calabria, mi trovi.