Pane al Mondo, la mostra di Chiara Dynys al MARCA di Catanzaro

marca_last Pane al Mondo, la mostra di Chiara Dynys è al MARCA di Catanzaro, dal 10 luglio al 9 settembre. Una delle più interessanti artiste italiane dedica una personale all’alimento fondamentale, simbolo stesso del concetto di cibo. Un chiaro riferimento al tema dell’Expo in corso a Milano, ma anche un invito alla corretta ed equilibrata alimentazione che si sposa con la tutela della biodiversità e della sostenibilità ambientale.

L’iniziativa, organizzata dall’Amministrazione Provinciale di Catanzaro e dalla Fondazione Rocco Guglielmo, nasce dalla collaborazione instaurata con il Museo Carlo Bilotti di Roma. Chiara Dynys, lombarda di nascita, non è nuova alla terra di Calabria. Già presente con le sue mostre alla Fondazione Mimmo Rotella e nella collezione permanente del MAB di Cosenza, ha uno speciale legame con la regione, dove è coinvolta in numerosi progetti artistici. Molto apprezzata all’estero, utilizza materiali diversi, eclettici, che vanno dal vetro, agli specchi, alla ceramica, ma anche fusioni di mezzi espressivi, tra tessuto, video e fotografia.

A dare il titolo al percorso attualmente al MARCA, Pane Al Mondo, è una coppia di opere gemelle: un esemplare è formato da 360 diverse forme di pane in alluminio e in dimensioni variabili, poggiate su un tappetto con l’immagine del planisfero; l’altra, all’inverso, ripropone il modello del mondo in forma di arazzo, su cui poggia questa volta una spiga in metallo protetta da una boccia di vetro. Palese la riflessione sull’importanza della richiesta di cibo nel mondo, sull’emergenze alimentari e le disparità tra i Paesi più ricchi e gli altri, tra chi ha disposizione tutto nelle mille forme, e chi ha come bene unico e prezioso una sola forma di alimentazione.

Nota per le sue atmosfere al limite tra realtà e immaginazione, quasi un continuo percorso sul limitare della soglia tra sogno ed esistente, la Dynys dà la sua lettura al concetto di sostenibilità ambientale. Con Poisoned Flowers realizza una serie di fiori fantastici sbocciati in un ideale giardino dell’Eden. Partendo da immagini reali, fotografate dall’artista, costruisce un effetto onirico, attraverso il ricorso alla stampa lenticolare, giocando sulla comparsa e scomparsa delle figure, davanti allo spettatore.

Un rimando costante tra ciò che l’occhio vede e la mente immagina viene realizzato anche con l’Accampamento dei fiori, una variante tridimensionale del lavoro precedente, costituito invece da diverse “tende” realizzate in fusioni di metacrilato, all’interno delle quali sono appoggiate coppie di fiori che svaniscono nel loro stesso colore, quasi fossero fantasmi.

Oltre cinquanta i pezzi presentati nell’esposizione, con alcuni esemplari della serie Tutto, le sculture Love Hate e Solidi platonici. Particolarmente interessante l’opera Tenda di luce, che si sofferma sul tema della casa: serra e nido insieme, l’ambiente e la terra sono rifugio prezioso da difendere e tutelare, unico e imprescindibile spazio di sopravvivenza per gli esseri viventi. Anche qui un uso particolare della luce, quasi un’aura da sogno, rimanda alla fragilità dell’esistenza, alla bellezza fuggevole instancabilmente ricercata dallo sguardo umano.

 

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