A tavola con gli antichi al Museo Archeologico di Reggio Calabria

Fino al 31 ottobre la mostra “Cibi e pietanze nel mondo antico: un viaggio tra quotidiano, rituali ed etnografia”

La cucina dell’epoca classica, con i suoi usi e ingredienti, alla mostra “Cibi e pietanze nel mondo antico: un viaggio tra quotidiano, rituali ed etnografia”, inaugurata sabato 3 ottobre al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.

Promossa nell’ambito del progetto del Ministero per i Beni e le Attività culturali “Dall’Expo ai Territori”, ideata e curata da Rossella Agostino, funzionario archeologo del MiBACT, e da Francesca Lugli, archeologa e presidente dell’Associazione Italiana di Etnografia, l’esposizione si sofferma sulle tradizioni culinarie di Greci e Romani, attraverso le testimonianze e i reperti raccolti nel territorio della provincia reggina.

Un percorso tra archeologia ed etnografia, in un originale allestimento colorato e quasi pop, che rompe volutamente con l’austerità tipica da museo, opera del docente di Architettura dell’Università Mediterranea, Rosario Brandolino, e di uno staff di professionalità eterogenee. Con un omaggio all’allegria della tavola, momento di piacere e convivialità, e allo stretto legame con la natura e i suoi ritmi, i colori scandiscono cibi e usanze ad essi legate: cereali e legumi, formaggi e spezie, carne e pesce. Un’atmosfera quasi giocosa e ospiti d’eccezione, alcuni legati alla storia di Reggio, accompagnano il visitatore, il filosofo Aristotele, lo scultore Pitagora, il grande condottiero Alessandro Magno e la bella Giulia, figlia di Augusto. Da contrappunto al percorso, citazioni dagli antichi poemi e fonti storiche. Cibi e pietanze 4

La mostra evidenzia che i nostri predecessori mangiavano cibi che conosciamo bene, alla base di quella che chiamiamo oggi dieta mediterranea. Pietanze e usi simili tra le varie sponde e tra popoli diversi, e che spesso abbiamo ereditato. La ricerca etnografica, infatti, propone alcuni accostamenti con altre tradizioni: la pesca del polpo negli orci forati in Tunisia, erede di antiche tecniche di pesca, le salse a base di fermentazione di specie marine, la colatura delle alici che ritroviamo in Calabria, a Cetraro e Amantea, diretta discendente del garum, prelibatezza del mondo antico.

Il cibo, quindi, nella sua dimensione quotidiana, ma anche in quella rituale e sacra, con le offerte votive agli dei, ai quali era spesso dedicato uno specifico frutto della terra. Per la particolare predominanza nella Magna Grecia calabrese del culto di Persefone e Demetra, ecco i melograni, il frutto rosso autunnale, sacro alla figlia della dea della terra rapita da Ade e costretta a trascorrere metà dell’anno negli inferi.

Cibi e pietanze 2Non poteva mancare neanche l’elemento acquatico, che apre il percorso espositivo e fa riferimento alla funzione sacrale del mare e dei fiumi, personificazioni divine, strumento di purificazione spirituale. Legato a questo aspetto l’omaggio alla città di Reggio e al mito della sua fondazione. Il matricida Oreste, secondo Eschilo, per mondarsi del suo orrendo delitto, deve recarsi “laddove l’Apsias, il più sacro dei fiumi, si getta nel mare, laddove mentre sbarchi una femmina si unisce ad un maschio, là fonda una città; il dio ti concede la terra ausone” riporta anche Diodoro. La città fondata è proprio quella in riva allo Stretto, alla quale è connessa indissolubilmente l’acqua, ma anche due simboli importanti per questa terra e tutto il mondo antico, la vite e il fico selvaggio, la femmina e il maschio, che abbracciati segnano la benevolenza del dio e la fine del supplizio di Oreste.

La mostra rimarrà aperta gratuitamente fino al 31 ottobre. Il Museo di Reggio Calabria è ancora in fase di allestimento, ma i visitatori non mancano, attratti dalla possibilità di vedere i Bronzi di Riace, di nuovo visitabili dopo il lungo restauro. Questa esposizione, adatta anche a un pubblico di giovanissimi, impreziosisce l’offerta eccezionale di uno dei Musei archeologici più importanti d’Italia, e segna anche il nuovo corso del neo direttore, appena insediatosi, Carmelo Malacrino.