Zungri, il borgo di pietra della Calabria

Insediamento rupestre di Zungri
Foto di http://www.calabriareligiosa.it/

Se Matera è la città dei sassi, Zungri (in greco “roccia”) è il borgo di pietra. Memorabile testimonianza della capacità dell’uomo preistorico di “adattarsi” all’ambiente circostante, plasmando la roccia per crearsi un riparo, Zungri, paese agricolo in provincia di Vibo Valenzia, a pochi km da località rinomate come Tropea e Capo Vaticano, ospita il sito archeologico degli Sbariati o Sbandati, un insediamento abitativo rupestre, ben conservato. Immerso in un ambiente incontaminato, nel vallone della fiumara Malòpera, a 490 metri di altitudine, rivela il modello di vita sociale dei monaci Basiliani che arrivarono qui dall’Oriente nel XII secolo e vi rimasero per altri due.

Una storia che vive da millenni a due passi dal presente: porta d’accesso a questo mondo ancestrale è infatti il Museo della Civiltà Contadina e Rupestre che custodisce, tra l’altro, circa 3.000 reperti tutti attinenti alla civiltà rupestre e contadina di Zungri.

Dal piazzale del museo s’imbocca la stradina che comincia a scendere verso l’insediamento. Una discesa ripida nel cuore della storia, per scoprire usanze e modi di vivere delle popolazioni che hanno abitato il nostro territorio e godere nel frattempo della suggestiva pace del luogo e dello straordinario panorama.

Insediamento rupestre di Zungri
Foto di http://www.madeinsouthitalytoday.com

Costituito da circa 100 case – grotta scavate nella roccia, di varie dimensioni e forme, alcune monocellulari, altre bicellulari, altre ancora a due piani, l’insediamento – unico nel suo genere in Calabria – occupa una superficie di circa 3000 mq. Secondo gli studiosi rappresenta un embrionale ma efficace esempio di urbanesimo rupestre: i moduli abitativi sono collegati attraverso raccordi interni che tracciano, con gradinate scavate nella roccia, il sistema di viabilità, mentre l’acqua delle tre sorgenti collocate nella parte bassa dell’insediamento, veniva raccolta e canalizzata in cisterne, pozzetti e vasche tra loro comunicanti e destinate a diversi usi idrici. Non si sprecava neanche l’acqua piovana, come dimostra il sistema per la canalizzazione e la raccolta delle acque pluviali. Le grotte, di forma circolare o quadrate, hanno una copertura a volta o a cupola con un foro al centro per consentire l’aerazione; altre invece sono dotate di finestre circolari o rettangolari che si affacciano sul sistema viario o si aprono sull’incantevole panorama della valle. All’interno sono visibili incassi nelle pareti, utilizzati sia per la sistemazione dei letti che come alloggio dei suppellettili.

Alle grotte – casa, abitate fino a tempi recenti (sono state utilizzate anche durante il conflitto mondiale come riparo dai bombardamenti), si alternano grotte adibite a usi diversi: cantine, ricoveri per gli animali, laboratori di trasformazione agricola, silos per la conservazione dei cereali, vasche di lavorazione e forni. Un tesoro prezioso che dimostra come l’uomo abbia utilizzato l’ingegno per adattarsi a una natura spesso impervia, senza stravolgerla.

Insediamento rupestre di Zungri
Foto di http://www.route106.it

Una visita che lascerà per sempre un segno in voi! E dopo aver chiuso il cancello della storia e recuperato il contatto con la realtà, riprendetevi bevendo l’acqua oligo-minerale che sgorga dalle fontane di Zungri e preparatevi a ripartire. Destinazione? La Casa Baronale Pisani, al confine con il territorio di Spilinga e Rombiolo, uno degli ultimi esempi di casa baronale, costruita nel 1935 e l’unica testimonianza di Mulino idraulico, eretto nel punto di confluenza di due fossi “Ciappetta e Simileo”.

Se anche per voi la curiosità e la voglia di vedere posti nuovi vince sempre sulla stanchezza, potete visitare, nelle vicinanze, Papaglionti Vecchio, un piccolo borgo fantasma che ospita i resti di una villa Romana di epoca augustea.

Attenzione: è possibile programmare una visita guidata al sito archeologico. Per informazioni vi invitiamo a consultare il sito grotte di Zungri qui

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