(Ita) Fulvio Cama, il cantastorie reggino che porta la Calabria al centro del mondo

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yescalabria_fulvio_cama_03-minDa cantastorie ad ambasciatore della Calabria e delle sue tradizioni nel mondo. Il musicista e compositore Fulvio Cama, vincitore della XXXII edizione del premio Nosside per la sezione Poesia in musica, il 13 febbraio parteciperà alla XXVI Fiera internazionale del Libro dell’Avana. Qui, nel cuore di Cuba, porterà la bellezza della nostra terra, dipinta nei suoi versi, espressione di una ricerca continua delle storie di un passato ormai dimenticato e di una contaminazione sonora che spazia tra stili diversi. Una caratteristica metrica e narrativa unica grazie alla quale Fulvio Cama è riuscito ad attualizzare la figura antichissima del cantastorie, abbandonando l’anima folk per una world music in grado di attrarre un pubblico internazionale.
Mentre la società viaggia a ritmo frenetico verso una dimensione sempre più digitalizzata dove gli “avatar” di noi stessi danno vita a odissee del quotidiano, Fulvio Cama recupera il ritmo del passato; assapora la bellezza della nostra terra; ne ascolta la sua musica ancestrale e le storie che nascono da incontri dal vivo con i custodi delle nostre tradizioni. Nasce così la sua missione: raccontare il fascino inedito e recondito della Calabria per donare ai posteri un memoriale che li renda orgogliosi di appartenere a questa regione.
Valigie pronte per questo viaggio a Cuba? Chiediamo, certi di una risposta affermativa.
È una cosa bellissima – dice sorridendo – e una grande opportunità che ho avuto grazie al Premio Nosside. Sono orgoglioso di questo ruolo di ambasciatore perché avrò la possibilità di raccontare a una platea internazionale la bellezza della mia terra. La mia attività punta a essere una dimostrazione di questa grandezza. Non voglio riportare drammi, ma dare voce alla Calabria positiva, ai tesori nascosti che la rendono ricca e unica.
Il cantastorie aveva un ruolo importante nella cultura orale, cioè tramandare la cultura delle comunità antiche…
Si, il mio obiettivo è proprio quello di non perdere la nostra identità, di recuperarla. Sappiamo tutti che viviamo su stratificazioni di civiltà antiche. Cosa abbiamo fatto? Invece di metterle in vista perché rappresentano chi siamo e da dove veniamo, le abbiamo sepolte. In sostanza, abbiamo sepolto la nostra identità.
Il mio approccio, però, è diverso da quello del cantastorie. Sono prima musicista e poi narratore. La mia cultura musicale, tra l’altro, è vasta e percorre diversi generi che comprendono anche il jazz fino alla new age. Da questo connubio tra musica e storia nasce la messa in scena di quello che la nostra terra ha acquisito nel suo annoso percorso.
Com’è nata questa passione?
Avevo l’esigenza di esprimere qualcosa che percepivo fosse molto carente. E poi, fin da bambino, ho vissuto a contatto con l’arte. Mio padre aveva fondato la compagnia “Teatro 3 valli” a Catona. Parliamo della fine della seconda metà degli anni ’70 e i primi anni ’80. Mi sono ritrovato proiettato in un mondo fantastico, avendo la possibilità di vedere inscenare Pirandello, Čechov, Zingaretti. A volte mi facevano partecipare allo spettacolo. Lì ho capito cosa significa costruire un’opera teatrale e al contempo ho imparato a salire su un palcoscenico da solo. Mi ha formato tantissimo.
E la passione per la musica?
Anche quella nasce da bambino. A poco a poco ho capito che non m’interessava il blues tradizionale, ma volevo fare qualcosa che mettesse in risalto la mia terra e la nostra cultura. Poi negli anni ’90 è successo qualcosa che ha influenzato il mio percorso di musicista. Una fortuna! Sono stato contattato da un gruppo che faceva musica etno – world, i Re Niliu, per suonare il basso elettrico e mi hanno coinvolto nel loro progetto. È stata una rivoluzione! Ettore Castagna e Sergio Di Giorgio mi hanno aperto la finestra della world music. Non solo. Facevano tantissima ricerca sul campo, in modo ordinato e oculato, sulla musica contadina e sul patrimonio folclorico calabrese. Pucambù, dove anch’io ho suonato, è il cd simbolo della musica calabrese dei primi anni ’90.
Da questa esperienza ho cominciato anch’io a fare ricerca e ad intravedere degli orizzonti musicali tutti miei. Ho sempre avuto l’ambizione di voler portare la Calabria al centro del mondo perché sono sempre stato consapevole dell’importante ruolo che abbiamo giocato nell’antichità. Anche nell’Odissea, se ci pensiamo, lo scenario principale ruota attorno allo Stretto. Ulisse va e viene intorno al braccio di mare tra Reggio e Messina. Del resto, nel periodo protostorico, intorno al 4.000 – 5.000 a.C, la civiltà eoliana era molto sviluppata grazie alla produzione di ossidiana che ne rese florido il commercio. E per arrivare alle Eolie tutti dovevano passare dallo Stretto. Quante storie saranno accadute tra queste due sponde? Io cerco di raccontarle unendo storia e fantasia. Ovviamente in modo non didattico, ma più spettacolare.yescalabria_fulvio_cama_01-min

Più studi, più ti appassioni e scopri delle grandiosità di questa terra. Ogni famiglia detiene una biblioteca interiore, una ricchezza unica al mondo! La mia musica racconta questa ricchezza. Del resto se non lo facciamo, cosa rimarrà di noi tra un secolo?
La tua ricerca è anche linguistica. L’inedito con cui ti sei aggiudicato il premio Nosside, Briscendu, è composto in un idioma particolare, corretto?
È scritto nell’antica lingua calabro-sicula parlata nell’area dello Stretto di Scilla e Cariddi. Anche questa è una ricchezza che abbiamo e che appartiene solo a noi, come il grecanico. I termini provengono da tutto il Mediterraneo; è una lingua che ha preceduto l’italiano.
Come pensi reagirà la platea di Cuba nel sentire questo idioma?
Gli stranieri apprezzano e rimangono affascinati da quello che abbiamo ed esprimiamo. Del resto il premio Nosside è un concorso mondiale – sorride orgoglioso, sapendo di aver concorso con autori da ogni parte del mondo.
Cosa ti aspetti dal viaggio a Cuba?
Non porterò solo la mia musica. Al momento sto conducendo una trasmissione televisiva su Video Calabria (canale 13) che s’intitola “L’Agorà del Cantastorie”. Una puntata la gireremo a Cuba: sarà una vera e propria sperimentazione, un incontro tra culture. Quella afro-cubana e quella calabrese. Intervisterò anche poeti e musicisti cubani e spero di poter incontrare qualche politico per parlare del dopo Fidel Castro. Mi sento privilegiato perché non è da tutti andare a Cuba con le telecamere. Certo, utilizzeremo telecamere cubane.
Siamo ottimisti: è una via che si apre; potrebbe nascere un bel progetto.
“L’Agorà del Cantastorie” è anche il titolo del suo ultimo disco. Il termine Agorà non è casuale…
Io m’identifico molto con l’agorà, ovvero la piazza. Nell’antica Grecia era il centro della polis, il luogo democratico per eccellenza dove avvenivano tutti gli incontri. La mia agorà è la musica. Nella trasmissione diventa lo spazio virtuale per portare la Calabria nel mondo.
Quando andrà in onda “L’Agorà del Cantastorie”?
Dal primo febbraio, ogni mercoledì alle 21 e giovedì in replica alle 22.45 su Video Calabria, canale 13. Sarà visibile anche in streaming. La prima puntata è dedicata alle Eolie. Poi ci sposteremo nell’area grecanica e a seguire ci recheremo nella zona dello Stretto e a Cuba. Una puntata, invece, la dedicheremo alle donne calabresi, prima di dirigerci nell’area vibonese. Sono contento di essere riuscito ad avere una trasmissione tutta mia, anche se ci sono voluti 15 anni.
Dopo Cuba cosa farà Fulvio Cama?
Sono concentrato su questo viaggio, ma in cantiere ci sono già delle nuove iniziative per valorizzare il bello della Calabria. La prima si chiama “Calabria sona”, un circuito che raccoglie tanti musicisti, un’orchestra globale calabrese. Abbiamo gli artisti, dobbiamo trovare il luogo dove provare. Un’altra ambizione è quella di creare un’orchestra dello Stretto. Sono diversi i musicisti messinesi che mi hanno già contattato: con la puntata dell’Agorà del Cantastorie dedicata a Reggio e Messina la musica diventerà il ponte…potremmo essere un’unica grande città metropolitana!
“La storia di una terra canto e canto” recita Fulvio Cama nel suo ultimo disco L’Agorà del Cantastorie. Siamo convinti che sia più di una storia e di una musica: una vocazione. Talmente radicata in lui da tradursi in mille idee. Come il bergaliuto, strumento a corda “calabrese DOP”, ci piace dire, non solo perché nasce dalle mani di Fulvio Cama, ma perché realizzato utilizzando il legno di bergamotto, il frutto simbolo del reggino: unico al mondo, esprime qui, sulla costa reggina, la sua essenza migliore.
Nell’augurare buon viaggio a Fulvio Cama, vi ricordiamo che è possibile mettersi sempre in contatto con lui attraverso la pagina Facebook https://www.facebook.com/fulviocama o il suo numero diretto 3479242222. Oppure rivolgendosi alla Marasco Comunicazione http://i50529.wixsite.com/marascocomunicazione (info@marascocomunicazione.com).