(Ita) Il futuro è in Calabria, parola di Clementime

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yescalabria_clementime_07A volte le idee più innovative ce le abbiamo sotto il naso ma siamo così impegnati a fare altro, da non accorgercene. È quello che hanno pensato Francesco Rizzo e Antonio Braico, ideatori di Clementime s.r.l, la merenda sana e innovativa che dalla Piana di Sibari, in Calabria, viene venduta nei distributori automatici. Ogni confezione contiene due clementine selezionate e confezionate dalla Copam, una cooperativa cui appartengono i principali produttori di clementine di Corigliano Calabro, che le consegna pronte per essere distribuite dalla Calabria nel resto d’Italia entro 24/48 ore.

Un’idea vincente e innovativa, tanto da permettere ai due giovani, poco più che trentenni, di arrivare tra i finalisti nazionali dell’ Oscar green 2016, ideato da Coldiretti, nella categoria “fare rete”.

Durante la nostra chiacchierata telefonica Francesco ci sommerge di parole e aneddoti che, dalla Calabria, giungono fino al Canada, passando per Padova e deviando verso Buenos Aires..

A tradire la voce di Francesco è il suo accento nordico, dovuto alla permanenza in terra Veneta dai 7 ai 20 anni, ma è una voce che lascia trasparire il suo sangue 100% calabrese, quanto a tenacia, grinta e amore per la propria terra. Non provate, infatti, a dirgli che in Calabria non si può fare impresa.

La sua storia è apparentemente molto simile a quella di molti giovani calabresi. Quelli che cercano fortuna altrove, che scelgono di viaggiare, studiare fuori e formarsi all’estero. La valigia di Francesco lo porta prima a Roma, dove prende il diploma come film-maker presso l’Accademia di Cinecittà, poi in Canada, dove continua la sua formazione in cinema.

Francesco però, rappresenta una tendenza sempre più consueta. Quella del ritorno al Sud, al proprio luogo di origine. Sono tante le motivazioni che spingono i giovani calabresi a fare ritorno a casa. La nostalgia degli affetti in primo luogo, ma anche la voglia di rimettersi in gioco e di dare un contributo alla propria regione. Tutte queste ragioni, oltre la voglia di riscatto, spingono Francesco a tornare.

Sono tornato per dimostrare che potevo fare qualcosa in Calabria”. Sono cresciuto in un’azienda di imprenditori agricoli (la Favella Spa) molto nota in zona, con una tradizione centenaria  e con mio padre che si lamentava del prezzo delle clementine. Non volevo dare l’idea del classico figlio di papà, volevo dare un contributo attivo. Antonio ed io abbiamo colto l’occasione per risolvere un problema che riguardava un frutto prezioso che non aveva più prezzo (a causa della guerra al ribasso che i produttori si sono fatti negli anni e a causa di politiche sbagliate).

Ad un tratto i ruoli si invertono e Francesco domanda: “Se ti dico mela ti viene in mente sicuramente Melinda e se ti dico banana, che azienda ti viene in mente?”.

“Mi viene in mente Chiquita rispondo senza esitare.

“E come te lo spieghi che se ti dico Clementina non ti viene in mente un’azienda calabrese che la rappresenti? Abbiamo creato Clementime per dare voce ad un prodotto che è stato distrutto”.

E in effetti le clementine di Calabria sono davvero un prodotto da salvaguardare, tanto da guadagnarsi il marchio di indicazione geografica protetta (Clementine di Calabria IGP).

Come nasce Clementime?

Nasce dopo una partita di basket, dall’incontro tra me e Antonio Braico. Ci chiedevamo come fosse possibile che le campagne attorno al nostro paese, Corigliano Calabro, erano disseminate di alberi colmi di clementine che nessuno raccoglieva. E ci siamo risposti che questo accadeva perché, ormai, i costi di raccolta, aggiunti ai costi di produzione, superavano quelli della vendita. In poche parole, non conviene raccoglierle. La seconda considerazione, seppure secondaria, riguarda l’allevamento bufalino dell’azienda di famiglia. Un allevamento che ci porta a costruiyescalabria_clementime_03re un impianto di biomassa, alimentato dai fondi di caffè. Questo mi ha portato ad instaurare rapporti con le aziende che distribuiscono il caffè in cialda nei distributori automatici e a scoprire che in Italia vengono consumati 500 snack al secondo. Perché non portare le clementine nei distributori automatici? Da lì è partito tutto.

E così prende vita Clementime. Un nome scelto da tua madre e di cui lui vai molto orgoglioso.

Non perché l’ha inventato mia madre, ma è un nome perfetto perché esprime il momento. Un nome che nel consumatore evoca la pausa (clementine time) e che per noi rappresenta una nuova vita. Non per niente il logo è una Clementina che sorge. Questo frutto ne ha subite troppe, è arrivato il momento della rinascita.

E Francesco in questa rinascita ci crede davvero. Clementime celebra il ritorno alla terra, alla merenda sana e genuina. Perché secondo Francesco il futuro riparte da qui, da questa Calabria troppo spesso martoriata, ma che ha molto da dare. Una Calabria che è produttrice sana di materie prime: non solo frutta, ma anche verdura e prodotti eno-gastronomici, coltivati ancora secondo antiche tradizioni. Clementime è promotore del connubio tra tradizione e innovazione.

Per mettere insieme questo progetto ci sono state difficoltà?

Mentirei se dicessi il contrario, però preferisco svegliarmi la mattina e fare al meglio quello che più mi piace, piuttosto che pensare alle difficoltà. Probabilmente se fossi rimasto sempre in Calabria, mi sarei convinto che esiste un solo modo di fare le cose, ma questo vale anche per un ragazzo che vive a Milano e non viaggia.  Vivere sempre nello stesso luogo non ti permette di innovare e capire che le cose si possono fare in modi diversi.

Qual è la carta vincente di Clementime?

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In primo luogo, il basso costo di investimento: abbiamo solo un piccolo magazzino dove teniamo le confezioni. Il consorzio si occupa di selezionare le Clementine migliori, lavarle, calibrarle e inscatolarle. Noi provvediamo alla distribuzione nei distributori automatici, al momento in tutta Italia e prossimamente anche all’estero. In futuro arriveremo nella grande distribuzione. Mi piacerebbe che alla casse, accanto a cioccolate e dolciumi vari, ci fosse Clementime. Altro punto di forza è che noi vendiamo un prodotto naturale, che non subisce alcun tipo di lavorazione, mantenendo così inalterate le proprietà organolettiche. Si tratta, inoltre, di un prodotto che ha un ciclo di vita di 30 giorni, se mantenuto alle giuste temperature. Questo ne agevola la distribuzione. Infine, ricordiamo che Clementime è semplice da consumare, oltre che sano.

Se dovessi dare un consiglio ai giovani calabresi, quale sarebbe?

Di svegliarsi. L’Italia ripartirà da qua. Tutte le grosse riprese economiche nascono da grandi situazioni di crisi e già nel 2016 ci sono stati grandi segnali di ripresa, soprattutto in Calabria. C’è una maggiore consapevolezza da parte del consumatore. Un consumatore che legge le etichette e si informa su quello che mangia. La Calabria può davvero diventare protagonista di questo cambiamento perché qui facciamo materia prima buona e che fa bene. Ai giovani calabresi direi di non pensare che qui non si possa fare nulla. Perché vi assicuro che le cose si possono fare anche in un momento difficile con pochi soldi e perché la Calabria è una regione dove ci sono infinite possibilità per costruire impresa, fare rete ed avere successo.

Per maggiori informazioni sul progetto Clementime vi invitiamo a visitare il sito www.clementime.it e la pagina facebook https://www.facebook.com/clementime.it/

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