(Ita) Gerardo Sacco, il maestro Orafo che ha portato la Calabria nel mondo e salvato l’artigianato italiano

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yescalabria_Gerardo_Sacco_01-min“Scusatemi, ma credo di non farcela ad accompagnarvi a pranzo, devo finire alcuni lavori importanti”. Con un sorriso e delle scuse il Maestro Gerardo Sacco ci apre le porte della sua azienda, diventata ormai casa e famiglia, in un sabato pomeriggio in cui ti aspetti di trovarlo a riposare davanti la tv, non di certo con indosso una tuta da lavoro blu e mani sporche, di quelle che lavorano e creano vere e proprie opere d’arte.

Devo assolutamente terminare queste opere” confessa emozionato, mentre ci mostra in anteprima un quadro/cornice in argento che sta realizzando per il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita all’Università della Calabria in occasione dell’apertura dell’anno accademico 2016-2017. “È argento sbalzato a mano che raffigura un paesaggio archeologico della Magna Grecia. Al centro c’è una lastra in argento smaltata a mano con la raffigurazione della Calabria, su cui sono presenti alcuni simboli e una poesia di Leonida Repaci (Quando fu il Giorno della Calabria)”.

Le altre opere di cui parla sono i premi che sta realizzando per i Juventus Club calabresi e per i giocatori bianconeri, in occasione della 18° giornata di Seria A con il Crotone, tra cui un premio speciale per Gigi Buffon: una scultura raffigurante il globo terrestre con una placca sulla base, recante la scritta “Numero Uno”. “Perché per me lui è il numero uno al mondo”, sussurra con orgoglio, non nascondendo la sua passione per la squadra bianconera.yescalabria_Gerardo_Sacco_02-min

E così quello che doveva essere un pranzo affacciato sul lungomare di Crotone, si trasforma in un viaggio millenario, intimo e segreto, alla scoperta di infinite meraviglie. “Questo è un piatto che ho realizzato per Franco Zeffirelli. La prossima settimana compie 94 anni (il 12 febbraio ndr) ed ha organizzato una festa per pochi intimi a casa sua a Roma.” Quello che stupisce di Gerardo Sacco è la sua umiltà, quell’umiltà che lo contraddistingue anche quando parla di personaggi che hanno fatto la storia del cinema, dell’arte e della letteratura e che hanno in qualche modo condiviso con lui pezzi di vita.

Ci spostiamo in quella che lui chiama la sua stanza, dove si siede su una poltrona in pelle, volgendo lo sguardo verso una cornice che racchiude una foto di sua moglie, scomparsa vent’anni fa.  “Se lei fosse ancora con me, probabilmente adesso non sarei qui. Sarei a casa a pranzo con lei. Da quando non c‘è più, passo molto più tempo in azienda e comunque Anna è sempre qui a farmi compagnia. Io guardo questa foto e la sento parlare, la vedo sorridere e mi sento più sereno”.

yescalabria_Gerardo_Sacco_07-minUna vita costellata da tanti successi quella di Gerardo Sacco, ma anche da innumerevoli dolori e dure prove da affrontare: a partire dai primi anni di vita, in cui il Maestro, orfano dalla nascita, si ritrova a vivere con la madre, poco più che ventenne, e una figura paterna che crede essere il suo vero padre. L’infanzia trascorre tra una profonda tristezza nel cuore che lo travolge all’età di sei anni, quando scopre di avere un cognome diverso dai suoi fratelli e si trova a subire le prime umiliazioni inferte da chi lo definisce figlio di nessuno e molte delusioni, come quando è costretto a lasciare la scuola per andare a guadagnarsi da vivere.

La spensieratezza, la fanciullezza che dovrebbe contraddistinguere la vita di un bambino, non sono contemplate nei suoi primi anni di esistenza, ma, nonostante le innumerevoli difficoltà, il piccolo Gerardo cresce guardando il mondo con immenso amore e con profonda onestà. Ben presto acquisisce la consapevolezza di doverselo conquistare il suo spazio nel mondo e lo comprende all’età di soli 10 anni, quando inizia, dopo una prima esperienza nella sala da barba dello zio, a lavorare presso un laboratorio orafo. “Sono nato vecchio” afferma con un sorriso amaro di chi ne ha passate tante per arrivare dov’è arrivato e per vivere la propria favola. Quello che tutti consideravano “nu cioutu” (uno stupido), non perde occasione per imparare un mestiere, per studiare da autodidatta e per fare un lavoro di ricerca.

Furono anni anche quelli durissimi, pieni di vessazioni da parte del mio datore di lavoro ed episodi spiacevoli, ma anche ricchi di soddisfazioni. In quegli anni realizzai la mia prima opera: una collana di cuticchie, che sarebbero quelle pietre marine, dalle forme più disparare, modellate dall’acqua che le fa diventare sassolini lisci”.

Quando arriva per lei la prima svolta, quella che le fa tirare un sospiro di sollievo?

Quando decisi di mettermi in proprio, seppur con mille difficoltà. Nel 1962 trascorsi sei mesi a Valenza Po (la patria dell’oro), grazie ad un gioielliere di Crotone che mi fece conoscere il proprietario di un’importante fabbrica. Lì ho vissuto un periodo che mi ha profondamente arricchito dal punto di vista professionale e formativo. Ho potuto imparare nuove tecniche e studiare materie come storia dell’arte, gemmologia e disegno. Al termine dei sei mesi mi offrirono un’ottima proposta, ma il richiamo per la mia terra era troppo forte e decisi di tornare in Calabria. Per realizzare il mio primo laboratorio dovetti chiedere un prestito, ma come trova scritto nel mio libro, è stato come spezzare le catene di un incantesimo e ritrovarmi finalmente in sintonia con il mondo.

Nel 1969 arriva il primo grande successo, grazie alla partecipazione alla Mostra dell’Artigianato di Firenze e dove vince per tre anni di seguito il primo premio. Sempre nel 1969 si aggiudica l’Oscar dell’Artigianato di Sanremo.Se c’è una cosa di cui vado davvero fiero è quella di aver salvato il patrimonio artistico culturale dell’artigianato italiano”, rivela emozionato. Perché quello di Gerardo Sacco è un nuovo che trae ispirazione dal vecchio, come la linea di gioielli ispirata alla comunità Arbereshe.yescalabria_Gerardo_Sacco_06-min

“Questa comunità era così povera che le donne scucivano le perline dai loro costumi tradizionali vendendole agli orafi e in cambio ricevevano oro seriale; lo stesso avveniva per altri tipi di tessuti ornamentali. Mi sono reso conto che questa tradizione sarebbe piano piano scomparsa e ho cercato di recuperarla. Ed è stata una grande emozione quando i gioielli ispirati alla tradizione Arbereshe hanno iniziato ad essere apprezzati in tutto il mondo”.    

Passeggiando nel suo regno, spuntano metalli preziosi, anelli grezzi che attendono di prendere forma, pile di premi e targhe ricevute negli anni, riviste che lo ritraggano a fianco di personaggi come Robert De Niro, Papa Giovanni Paolo II, Sofia Loren, Isabella Rossellini, Liz Taylor e Katia Ricciarelli. Quest’ultima, in particolare, fu la prima attrice ad indossare i suoi gioielli, grazie all’opera cinematografica l’Otello che sancì il sodalizio con Franco Zeffirelli”.

Come riuscì ad incontrare il famoso regista?

Devo ringraziare Fulvio Lucisano, uno dei più grandi produttori cinematografici, che conobbi in occasione della mia prima sfilata a Sibari nel 1983, presentata dal giornalista Emanuele Giacoia. Fulvio mi introdusse a Franco Zeffirelli che stava girando l’Otello. Inizialmente non voleva incontrarmi perché i gioielli erano stati già noleggiati, ma Lucisano lo convinse. Dopo la felicità iniziale, mi chiesi come realizzare questi gioielli. Iniziai a documentarmi in biblioteca e a studiare il periodo in cui era ambientato l’Otello, ma serviva qualcosa in più.

E cosi ha dovuto attingere a tutta la fantasia e alla creatività che aveva intrinseca.

Mi ha aiutato molto la musica. A Crotone c’era un unico negozio di dischi. Sono entrato ed ho acquistato un 33 giri dell’opera lirica con in copertina Mario del Monaco vestito da Otello ed ho iniziato a creare. Quando arrivai a Roma (negli studi De Paolis),  Zeffirelli non voleva ricevermi perché avevo fatto tardi. A salvarmi fu il costumista Maurizio Millenotti che rimase estasiato da quanto realizzato e corse a chiamarlo. Non appena Zeffirelli vide le mie creazioni, mi disse: “lei è un matto!”. Mi ci volle un po’ per capire che quell’espressione fosse un complimento. La certezza la ebbi quando disse al costumista “porteremo in scena le opere di questo pazzo”. E da lì iniziò la mia favola.

Una favola che dalla Calabria lo porta in tutto il mondo, da New York a Tokyo, non facendogli però mai dimenticare le proprie origini. Il legame che lega Gerardo Sacco alla sua regione traspare dalle sue parole orgogliose, ma soprattutto dalle sue opere, dove c’è spazio per tutto: dai Bronzi di Riace, alle maschere apotropaiche; dalla cipolla di Tropea al peperoncino di Diamante; da monete antiche a collezioni intere dedicate alla Magna Graecia.  Un tributo costante e continuo che ha caratterizzato la sua intera esistenza. La Calabria deve molto a Gerardo Sacco perché è stato capace di portare la sua storia nel mondo e perché l’ha sempre messa al centro del suo lavoro e delle sue opere.

Ma Gerardo Sacco non si stanca di innovare.

“Tra due mesi presenterò in conferenza stampa una nuova collezione che rivoluzionerà l’intera oreficeria. Già l’ Anello Mesi Reverse rappresenta una di queste rivoluzioni. Venite che ve lo faccio vedere” afferma, alzandosi dalla poltrona.yescalabria_Gerardo_Sacco_04-min

Lo seguiamo nel laboratorio dove ci mostra come nasce questo splendido gioiello ispirato alle stagioni. Un anello caratterizzato dall’elemento centrale girevole, che da un lato presenta una pietra con un simbolo che richiama la stagione e dall’altro lato il simbolo del mese. Sull’anello è raffigurata Demetra, dea greca delle stagioni.

Due ore non bastano per raccontare una vita così intensa, il resto lo dovremo leggere nel suo libro autobiografico “Sono nessuno!”, che gentilmente ci regala, accompagnato da una dedica personale. Quando ci salutiamo, mi rivolgo a lui con un “Arrivederci Maestro”, lui si volta sorridendo e risponde: “io sono Gerardo”. Sorrido e lascio la sua “casa” con una grande lezione imparata: le persone possono definirsi Grandi solo se riescono a restare umili.

 

*mentre scriviamo i premi realizzati per la partita Crotone-Juventus sono stati consegnati nella Hall dell’albergo Best Western di Crotone, in un incontro strettamente riservato.