(Ita) Il museo Diocesano di Reggio Calabria, tra conservazione e valorizzazione dei tesori della comunità

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Icone, arazzi, manufatti e paramenti liturgici, il museo diocesano “Mons. Aurelio Sorrentino” di Reggio Calabria è un piccolo scrigno della memoria che, nella valorizzazione del sacro, preserva, reitera e rinnova la cultura storico – religiosa delle comunità locali, in particolar modo delle Arcidiocesi di Reggio e di Bova.

Abbiamo visitato il museo in occasione dell’ultima giornata dell’iniziativa “Di sabato al Diocesano” che prevedeva la visita alle collezioni con una guida speciale. Così è stato. A farci da cicerone la Direttrice, Lucia Lojacono. È stata lei a illustrarci il percorso espositivo, soffermandosi sui tesori e sui simboli che caratterizzano le diverse sale tematiche in cui si articola il museo e, soprattutto, a farci capire, con tanta passione, come i “segni sacri”, siano esse icone, frammenti marmorei, argenterie ed altri ornamenti, siano parte “viva” della storia della comunità reggina e calabrese.

Già l’edificio in sé ha tanto da dire: si tratta di un’ala dell’antico palazzo arcivescovile tardo-settecentesco costruito sulle rovine di un preesistente edificio, sorto accanto alla vecchia Cattedrale alla fine del XVI secolo, in parte demolito in seguito ai bombardamenti del 43 e del terremoto del 1908. Il pianterreno è stato adibito a museo, ufficialmente aperto dal 2010, nonostante sia stato istituito nel 1957 da monsignor Giovanni Ferro e ulteriormente promosso durante l’episcopato di monsignor Sorrentino.

Il percorso inizia proprio dal porticato, caratterizzato da volte in laterizio che ricordano gli edifici rinascimentali e oggi dedicato a “i frammenti della memoria”: una selezione di parti lapidee provenienti dall’antico Duomo che sorgeva a ridosso del palazzo arcivescovile, nei pressi dell’istituto Campanella e dalla Cappella del Crocifisso dell’antica Cattedrale di Maria SS.ma Assunta, fatta erigere nel 1715 dal canonico Saverio Cama e gravemente danneggiata dopo il terremoto nel 1908.

Molti frammenti sono stati riutilizzati nelle diverse Chiese del centro storico e nel Duomo, altri sono conservati in deposito.

Abbiamo tantissimo materiale che non possiamo esporre per problemi di spazio” – ci ha rivelato la Direttrice, aggiungendo però che è in corso un ampliamento del museo. Trattandosi di un istituto privato, non attinge a finanziamenti pubblici. Se l’attuale progetto museografico è stato realizzato grazie al Sistema Mu.Di.C., intervento del quale si è fatta promotrice la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria nel 2003, i restauri delle opere, come l’intensa attività educativa che il museo porta avanti, sono prevalentemente finanziati mediante l’8xmille.

Dal portico ci siamo diretti verso “il cuore” dello spazio espositivo, passando per il piccolo corridoio che ospita dipinti di provenienza sconosciuta, databili tra XVII e XIX secolo, molti dei quali della scuola meridionale e dalla sala conferenze, dove fa bella mostra di sé la “Resurrezione di Lazzaro”, pregevole dipinto di Francesco De Mura, allievo del Solimena.

Abbiamo così visitato le sale dedicate alla “Celebrazione del sacrificio eucaristico”, all’Adorazione e custodia dell’Eucarestia”, all’Arte per la liturgia”, al “Tesoro delle cattedrali”, al “Vescovo Sponsus Ecclesiae”, proseguendo per la sala dedicata all’ “Arte e devozione: le confraternite” e al “culto dei santi” per concludere il nostro percorso nel “segno sacrale dei paramenti liturgici”.

Ogni sala ospita oggetti e simboli di grande pregio che, al di là del valore religioso, rappresentano dei veri e propri gioielli d’arte. Nella zona dedicata al sacrificio eucaristico di rilievo storico il servizio di “Cartagloria” in argento, datato 1777. Si tratta di un oggetto liturgico che  una volta veniva utilizzato per riportare alcune formule e parti della messa e oggi caduto in disuso con il nuovo rito. Da sottolineare anche il “paliotto d’altare” di manifattura siciliana, in seta, che appartiene alla Confraternita dell’Immacolata nella chiesa della SS.ma Annunziata.

E ancora le 3 anfore per gli oli santi dell’arcivescovo Alberto Maria Capobianco, della Cattedrale Reggina, ancora oggi utilizzate durante la Settimana Santa.

Il museo conserva e preserva – precisa la Lojacono – simboli liturgici per fare conoscere e promuovere il loro significato”, ma è sempre pronto a restituirli alla comunità religiosa di appartenenza, in uno scambio in cui al centro si pone la valorizzazione dell’opera.

La nostra attenzione è stata poi catturata dalla storia racchiusa nel calice con patena in argento dorato e smalti appartenuto al cardinale Luigi Tripepi. Si tratta di un’opera dei fratelli Demarquet, orefici attivi a Parigi tra 1868 e 1890, donato al cardinale di Cardeto dalla regina di Spagna Maria Cristina nel 1879 per mezzo del prelato inviato al suo paese d’origine. Oggi appartiene alla piccola comunità di Cardeto a cui viene restituito durante l’anno in occasione delle celebrazioni dei grandi eventi liturgici.

Tra le altre opere di pregio il settecentesco Reliquiario a braccio di San Giovanni Theriste, le cui reliquie furono donate da Apollinare Agresta, abate del monastero italo-greco di Stilo, a monsignor Marcantonio Contestabile, vescovo di Bova dal 1669 al 1699 e un Crocifisso in avorio donato alla Cattedrale dall’arcivescovo Alessandro Tommasini (1818–1826). Le opere più preziose sono l’Ostensorio raggiato disegnato da Francesco Jerace nel 1928, in occasione del I Congresso Eucaristico regionale svoltosi a Reggio Calabria; il Bacolo pastorale dell’arcivescovo Antonio De Ricci in argento sbalzato, cesellato, dorato con elementi a fusione, opera della scuola napoletana. Opera richiesta in prestito da Matera, capitale della cultura, per l’allestimento della mostra dedicata al rinascimento dell’Italia mediterranea.

Una new entry è invece l’arazzo, sempre siciliano, che appartiene alla confraternita dell’Immacolata. Gli studi effettuati sull’opera sembrano attestare che sia stato realizzato in più fasi, come dimostrano le diverse figure rappresentate, molte non a carattere religioso.

Mentre proseguiamo la visita veniamo raggiunti dai 40 ragazzi, provenienti da tutta Italia, che partecipano all’iniziativa “Estate tra arte e fede”. Il progetto di studio e restauro di opere religiose promosso da monsignor Francesco Oliva, Vescovo della diocesi di Locri – Gerace, guidato dal restauratore Giuseppe Mantella che si occupa, fra l’altro, del restauro della settecentesca Macchina Processionale, la cosiddetta Nuvola, prezioso manufatto di oreficeria, proveniente dal Santuario di Santa Maria in Via a Camerino, gravemente danneggiato dal sisma del 2016.  Attualmente è ospitato proprio nel museo diocesano di Reggio Calabria che ne ha promosso il restauro nell’ambito dell’omonimo progetto “Arte salvata dopo il terremoto: un restauro per Camerino”, a cui il MiBACT ha assegnato il marchio Anno europeo del Patrimonio culturale 2018.

Nell’invitare la collettività a visitare questo piccolo gioiello di storia e cultura, vi anticipiamo che presto, probabilmente in occasione delle giornate europee del patrimonio, il museo esporrà in anteprima una collezione di pregevoli icone del 600, appena donate.

Il museo sarà chiuso dal 7 al 25 agosto. Vi consigliamo di fare riferimento al sito internet http://www.museodiocesanoreggiocalabria.it/ per conoscere gli eventi e le novità, anche educative, che questo istituto, per quanto piccolo, cerca di offrire nell’intento di valorizzare il rapporto con il territorio.