(Ita) Responsabilità e impegno sociale. L’attrice – scrittrice Claudia Conte si racconta dopo la sua visita a Reggio Calabria

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Claudia Conte

Talentuosa giovane, ha già alle spalle un’affermata carriera come attrice e scrittrice ed è impegnata anche nel sociale. Parliamo di Claudia Conte, ospite d’eccezione durante la seconda serata di sfilate dell’International Fashion Week a Reggio Calabria, dove ha presentato il suo ultimo libro “Il vino e le rose”.

Incuriositi dal suo carisma travolgente, abbiamo raggiunto al telefono l’attrice – scrittrice, appena rientrata a Roma. Non è stata però un’intervista, ma una bellissima chiacchierata in cui Claudia Conte ha rivelato tutta la sua energia vitale, la sua grande determinazione e la sua “voglia di dare”. Perché quello che anima la giovane attrice è “un fuoco ardente” che la spinge a interrogarsi sui problemi della società attuale e sui grandi enigmi dell’esistenza.  Proprio come “il bene e il male”, il quid universale che da sempre ha ispirato il pensiero umano e che Claudia prova a interpretare nel libro “Il vino e le rose”, indagandolo e rileggendolo attraverso l’aiuto di autori e testi laici ed ecclesiali. Tanto che lei stessa definisce il libro “un saggio travestivo da romanzo”. La trama racconta la vita di 3 amiche, Eva, Luisa e Irene che, dall’infanzia alla maturità, si confrontano sulle gioie e sui dolori dell’esistenza che hanno sperimentato e sperimentano in cerca del tanto agognato equilibrio.

Un libro basato sui drammi della solitudine e dell’individualismo, cancro della società moderna. In questa esplorazione continua dell’essere in cerca di una catarsi sociale, ci ha colpito la capacità di Claudia Conte di rivelare la sua personalità, anche attraverso un mezzo freddo come il telefono, come pure la sua naturalezza nel creare empatia con il pubblico, come è accaduto durante la fashion week dove Claudia si è presentata indossando con la massima disinvoltura due abiti di gala creati da due designer calabresi, Noemi Azzurra Neto dell’Acqua e Antonino Cedro.

Non penso di essere bella, ma cerco di rivelare sempre me stessa; questo mi consente di interpretare tanti ruoli anche nel teatro, persino ruoli comici. Credo che sentirsi bella possa far risultare una persona costruita”. Questo, in parte, il segreto del suo successo. Ricordiamo che Claudia Conte è l’autrice più giovane ad aver presentato un’opera al Salone Internazionale del libro di Torino. Non solo: lo scorso dicembre ha ricevuto il prestigioso Premio in Campidoglio “Oscar dei Giovani” per il suo poliedrico impegno in campo culturale, all’interno della “Giornata d’Europa”.

Sapendo che Claudia oltre che scrittrice è anche poetessa, incuriositi dal titolo del suo ultimo libro, le abbiamo chiesto il perché della scelta di queste due figure, il “vino” e le “rose”.

Il libro è ricco di una simbologia ambivalente, sacra e profana, iniziando dal numero 3 delle protagoniste ai loro nomi, soprattutto Irene  che deriva dal sostantivo greco εἰρήνη  che vuol dire “pace” e, infatti, è quella più tranquilla, tanto da sembrare asociale e si spende per gli altri; Eva, invece ci riporta alla prima donna, colei che sceglie il proprio destino. Infatti la protagonista si lascia sedurre dalle tentazioni… del resto il vino stesso è legato all’esistenza, alla storia dell’umanità, un vero e proprio culto che ci riporta alla figura e al mito di Dionisio, dio dell’estasi, del vino, dell’ebbrezza, ma anche incarnazione della forza primitiva della natura. Lui stesso, ma soprattutto le sue danzatrici, le Baccanti, vengono raffigurate adornate da corone di rose, che si credeva fossero in grado di tenere lontano le negatività. Il vino e le rose sono anche elementi sensoriali che richiamano fragranze e colori, ma come le rose hanno le spine così anche il vino, se si abusa, fa male. Proprio come il bene e il male che convivono nella vita stessa; una guerra dei contrari. A volte è dal conflitto che si genera il cambiamento”.

Però alla fine il titolo ognuno lo vede a modo suo! – ci sorprende con la massima naturalezza –  C’è anche qualcosa di mistico nella scelta del titolo. La casa editrice mi ha dato 3 giorni di tempo per trovarlo. Non avevo idee; nel frattempo ho cominciato a pensare al mio amico poeta Valentino Zeichen, alle nostre serate insieme davanti a un buon calice e alla fine mi è venuto questo titolo… ma niente è casuale!”

È un fiume in piena Claudia che di botto ci rivela “potrei parlare continuamente di questo libro perché ho condensato tanti temi sociali di cui sentivo il bisogno di parlare, o meglio si tratta più di una responsabilità che vivo in prima persona. Esplodo il dramma della vita; parlo di corruzione, droga, malattia… insomma mi premeva parlare del disagio dell’uomo moderno”.

Come ti è venuta l’idea? – non so come ma siamo passati quasi subito al tu, tanta è la sua capacità di mettere a suo agio – da dove sei partita?

Ero ferma al semaforo e guardandomi intorno mi sono accorta che le persone avevano tutte un’aria triste. Ho avvertito un forte disagio che non è ascrivibile soltanto alla condizione personale, ma rispecchia un problema sistemico.  A quel punto ho sentito di avere una responsabilità, di dover affrontare questi temi. Del resto nel libro parlo dell’Isis, dei terremoti che hanno devastato il centro Italia, ma affronto anche interrogativi legati alla spiritualità: esiste Dio? E allora perché permette che accada tutto questo? Un pensiero che ho esploso aiutandomi con riflessioni, risultati di letture di testi laici ed ecclesiali e soprattutto di dialoghi con personalità di rilievo come Bauman, Dorfles, Augias… tratto anche il tema del sogno. È importante sognare e avere delle forti motivazioni”.

Mentre parli penso ai giovani come te e agli adolescenti… il tuo libro potrebbe essere un’ispirazione per le nuove generazioni…

“Anche l’individualismo e l’incapacità di relazionarsi dei giovani è un problema sociale. Un tempo c’era l’horror vacui, il terrore del vuoto, che provocava una reazione umana opposta, invitava a creare, a trovare soluzioni per migliorare la situazione; adesso c’è l’horror pleni: siamo sottoposti a continui rumori, stimoli visivi, ma questo eccesso di impulsi ci immobilizza; è come se avessimo 50 strade davanti a noi, ma non sapessimo quale prendere. Anche nelle relazioni umane: una volta si cercava di raggiungere l’oggetto del desiderio; adesso è come essere in un supermercato: siamo subito pronti a sostituire quello che abbiamo con qualcos’altro”.

Questa incapacità di vivere le relazioni mi fa pensare a una metafora ispirata a una storia che ho letto qualche tempo fa: un domatore di tigri che in trent’anni di carriera non è mai stato ferito. Il suo stratagemma? Mettere una sedia davanti agli occhi della tigre in modo da mandarla in confusione… ecco noi siamo come la tigre, siamo a disagio! Dovremmo invece capire che lo scopo della vita è conoscere sé stessi, proprio come fa Edipo”.

C’è una soluzione per te?

Ci barcameniamo continuamente tra  il bene e il male… credo che la panacea di tutto questo sia l’amore, ovviamente non inteso come sentimento esclusivo verso una persona, ma come capacità di dare. Dovremmo avere la capacità di agire. Tutti facciamo delle scelte, io personalmente l’impegno sociale lo sento come responsabilità civica, etica”.

Oggi i giovani leggono poco; c’è una disaffezione verso la lettura…

Dovremmo capire che noi siamo il risultato di ciò che sperimentiamo: educazione, famiglia, viaggi. Siamo un vero miracolo e dovremmo protendere a differenziarci invece di omologarci. La lettura arricchisce. Ognuno di noi dovrebbe impegnarsi a trovare un genere di riferimento. Anch’io ho capito la mia vocazione proprio attraverso la lettura. Nel mio paese di origine, Cassino, non si respirava storia, ma leggendo ho scoperto che esistevano altri modi di vivere… la lettura, come i film ti aprono altre possibilità. Io ho voluto perseguire il mio sogno; ci ho creduto… certo sono stata fortunata; a volte ci vuole un’illuminazione! Ho incontrato dei maestri e ho potuto confrontarmi con pensatori che mi hanno illuminato”.

Qual è il tuo sogno adesso?

Iniziare a fare cose scritte da me; creare delle storie per i film… spero a settembre, una volta finita la tournee sia per la presentazione del libro che a teatro”.

Siamo alla fine, ma Claudia ci tiene a ringraziare la Calabria…

Ero già stata in Calabria, a Scalea, a Reggio invece è stata la prima volta – ci dice – sono andata via con tanta nostalgia; le persone mi hanno fatto stare bene; ho sentito un páthos incredibile, un vero e proprio fuoco nell’anima”.

Ci racconta di essersi addirittura commossa alla presentazione del suo libro presso lo showroom Laruffa – Luppino, durante il reading di suoi brani e testi da parte delle attrici Cettina Crupi, Donatella Pristipino e Antonella Postorino. E poi elogio alle bellezze della città reggina, in particolar modo ai Bronzi di Riace: “sono delle statue imponenti che mi hanno trasmesso  una forza incredibile, pura magnificenza.  Sono rimasta rapita davanti alla prima statua, non riuscivo più ad andare avanti, è stato un effetto stupor! Sento di avere un rapporto empatico con la Calabria”.

Ringraziamenti anche agli organizzatori dell’International Fashion Week week. “È stata un’esperienza fantastica! Ringrazio gli stilisti che mi hanno vestito, Davida sposa e Antonino Cedro; la truccatrice Valentina Rido; il Metropolitano per aver organizzato l’evento; il fotografo Antonio Taccone che nel fotografarmi mi ha fatto recitare al teatro Cilea. Mi sono divertita tantissimo.  Ognuno mi ha lasciato qualcosa

In Calabria c’è un’energia forte” ha concluso.

 

Qualche riferimento su Claudia Conte

Nata a Cassino (FR) nel 1992. Consegue la maturità presso il Liceo Classico N.Turriziani di Frosinone e il diploma teatrale presso la scuola Il Teatro Dell’Appeso di Amedeo Di Sora.
Ha alle spalle tournée teatrali con la pièce “Il canto del cigno” di Cechov e recital poetici come “Dino Campana e Sibilla Aleramo”. È stata protagonista femminile dei recital di Vincenzo Bocciarelli “Solo l’Amore resta” e “Vita di Francesco”, dello spettacolo “Eros Italiano” di Mariano Rigillo e di “Comizio d’amore” di Marcello Veneziani. Ha affiancato sulla scena Valerio Massimo Manfredi nello spettacolo tratto dal suo romanzo “Ulisse. Il mio nome è Nessuno”.

Appassionata di scrittura poetica, ha pubblicato la silloge “Frammenti rubati al Destino”, per l’editore Galassia Arte. Nel 2013 è fondatrice di “Nova Era”, Associazione di promozione sociale che si occupa, attraverso l’espressione artistica e in particolare l’audiovisivo, di progetti con tematica sociale, cui è particolarmente sensibile.

Nel Giugno 2014 pubblica il suo primo romanzo “Soffi Vitali. Quando il cuore ricomincia a battere”. Premiata a Villa Sarsina con Antonio Lubrano e Filippo Laporta. Collabora alla realizzazione di svariati progetti artistici. Presentatrice di eventi e di programmi televisivi. Ospite in trasmissioni televisive e radio, giurata e madrina di eventi.