Cicala, il borgo calabrese amico delle persone con demenza

Ancora una volta un piccolo borgo calabrese diventa modello di eccellenza nel sociale.

A “farsi notare” – recentemente è stato pubblicato un articolo di Carlo Macrì sul blog “Buone NotizieL’impresa del bene” legato all’inserto del Corriere della Sera – è stato il piccolo comune della presila catanzarese, Cicala. Qui, a maggio 2018, è stato inaugurato il Centro diurno per malattie neurodegenerative, Antonio Doria ed ha preso vita il progetto che vede il comune presilano pioniere sia in Italia che in Europa come Comunità Amica delle Demenze. L’iniziativa, ideata dalla Ra.Gi. Onlus, con il supporto dell’associazione Oscar Romero e del Centro cittadino per i servizi sociali, rispettivamente di don Pino Silvestre e Ivana Morabito, è stata realizzata con la collaborazione dell’amministrazione di Cicala, guidata da Alessandro Falvo, nell’ambito del progetto europeo Dementia Friendly Community Italia (Comunità Amica delle Demenze Italia), avviato in Italia dalla Federazione Nazionale Alzheimer e lanciato in Europa dall’Alzheimer’s Society del Regno Unito.

L’idea alla base del progetto è stata quella di coinvolgere l’intera comunità nell’accoglienza dei malati e delle loro famiglie, per fargli vivere una vita il più normale possibile, mettendo in atto il metodo Teci (Terapia Espressiva Corporea Integrata), ideato da Elena Sodano. Psicologa e giornalista è presidente della Ra.Gi di Catanzaro dove, all’interno del Centro diurno Spazio Al.Pa.De (Alzheimer Parkinson e Demenze) dal 2008 sperimenta questa terapia che rappresenta una novità assoluta a livello nazionale nella cura dei pazienti affetti da demenza. Il nuovo approccio è più “esistenziale che assistenziale”, come rivela la Solano nel libro “Il Corpo nella demenza” (Maggioli, 2017). Invece di ricorrere a farmaci, il Tenci cerca di stabilire un ponte di comunicazione con il malato indagando la comunicazione non verbale. Di fronte a una memoria devastata e a un corpo improvvisamente mutilato della sua funzionalità, l’unico collegamento possibile diventa – come si legge nel sito dell’associazione  – “quello tra il corpo dei pazienti e le esperienze che questo contenitore umano ha immagazzinato nell’arco di un’intera esistenza e che vengono offerte in dono ai terapeuti anche in presenza di una severa devastazione cerebrale. Perché il corpo “sente” sempre, anche nella fase finale della sua esistenza”. L’incontro celebrato dal metodo Teci avviene all’interno dei laboratori curati nei centri diurni gestiti dall’associazione RA.GI “attraverso attività proposte che si trasformano in un filo conduttore di esperienze espressive, cognitive, ludiche, simboliche”.

Il Centro diurno di Cicala è dotato di attrezzature sportive, luoghi di socializzazione, oggetti della quotidianità sia del presente che del passato per aiutare gli ospiti a scavare nei loro ricordi e “riconoscersi” ed è strutturato in modo da permettere ai pazienti di “avere una vita”, quella negata dalla malattia. E perché questa sia il più “normale” possibile, Cicala si è trasformata in un centro aperto all’accoglienza in cui le persone affette da demenza escono, camminano, si relazionano con gli abitanti e i commercianti riacquistando la fiducia in sé stessi, nel prossimo e nella società.

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