Intervista col team di Factory 3.0: «Condividiamo idee e conoscenze per stimolare l’innovazione»

 

logoFactory1Quante volte abbiamo sentito dire “la Calabria è una terra difficile”? Tantissime volte, sicuramente. D’altronde, il legame semantico tra “Calabria” ed “asperità” è stato sempre molto presente nella rappresentazione della nostra terra.

Nondimeno, perché questo assunto, o questa consapevolezza, non diventi una scusa autoassolutoria, un freno per le nostre aspirazioni di successo, per i nostri progetti di vita e di lavoro, basterebbe ogni tanto fare un bagno nella realtà ed accorgersi che anche in Calabria esistono storie di ordinaria caparbietà, di chi ha scelto di restare e di rischiare, mettendo il proprio talento ed i propri saperi, oltre che al servizio della propria intrapresa, anche a disposizione del riscatto della sua terra.

Con questa intervista, incontriamo un team di giovani molti motivati, Antonello, Maria Vittoria e Serena, che da qualche anno operano nel mondo della comunicazione, tra ricerca, formazione e servizi in rete. Il nome della loro impresa è Factory 3.0 e di loro dicono: «Factory 3.0 è fabbrica, fabbrica di idee, di contenuti e di relazioni. Una fabbrica che rompe i legami consueti con l’industria e i comignoli fumanti per trasformarsi in prolungamento di natura, in albero. Il nostro albero non è solo natura ma umanità: la chioma è un’impronta digitale, segno tangibile di una fabbrica che riesce a rendere il proprio digitale perfettamente in sincronia con l’uomo, con la collettività».

Antonello
Antonello

Ragazzi, iniziamo con una domanda di rito: perché Factory 3.0? Come nasce l’idea di avviare la  vostra attività?

Circa tre anni fa, abbiamo deciso di far ritorno nella nostra terra d’origine, Saracena, un piccolo paesino del Pollino, per dare vita a Factory 3.0, proprio in risposta alla crisi politica, economica e sociale dell’attuale momento storico. Siamo diversi per formazione ed esperienze, ma uniti dalla volontà di vivere e lavorare in Calabria. Facciamo della diversità un valore e questa è la nostra forza: un informatico, una letterata e una linguista che insieme pensano e creano sinergie innovative. Elaboriamo anche progetti di ricerca e ci occupiamo della progettazione e gestione di attività formative nell’ambito delle nuove tecnologie. Le nostre idee e i nostri obiettivi sono racchiusi nel logo che ci rappresenta: ‘factory’ è fabbrica di idee, contenuti e relazioni; il ‘3.0’ rappresenta, invece, la voglia di evolvere verso le nuove frontiere dei servizi in rete, sempre più relazionali ed emozionali.

Startup, una parola molto in voga, ultimamente. Innanzitutto, di cosa parliamo? 

Il termine Start up significa “inizio”, “avvio”. Nello specifico, nell’ambito aziendale, indica l’operazione e il periodo durante il quale si avvia un’attività, la sua immissione nel mercato e i processi che porteranno questa impresa neonata a diventare poi una vera e propria impresa. Una start up è, quindi, un’attività imprenditoriale che nasce per la prima volta, le cui parole chiave sono: idee innovative, crescita, competenze tecnologiche e rischio. Essere una start up in questo momento storico significa affrontare molte difficoltà. Factory 3.0 è una start up “atipica”, in quanto nata senza l’ausilio di un incubatore e senza aver beneficiato di finanziamenti (statali e privati), e lotta ogni giorno con le difficoltà che comporta il partire da zero. Non è semplice, infatti, riuscire ad affermarsi sul mercato nazionale sfruttando solo le proprie forze e competenze. Poi c’è lo scoglio della resistenza di molti imprenditori alle sfide delle nuove tecnologie, che non è poco.

Quando si parla della nascita di nuove imprese, spesso l’accento va a cadere sulla burocrazia, la sua farraginosità, la sua macchinosità. Qual è stato il vostro rapporto con gli “uffici”, le “autorizzazioni”, ecc.?…e col credito?

Maria Vittoria
Maria Vittoria

Come per tutte le aziende italiane, anche per noi di Factory 3.0 il rapporto con la complessa macchina burocratica presente in Italia, tra adempimenti amministrativi, costi di apertura e di gestione, e difficoltà ad avere incentivi e finanziamenti a fondo perduto, non è stato affatto semplice. Abbiamo constatato che uno dei maggiori ostacoli alle attività imprenditoriali di qualsiasi natura sia proprio la burocrazia; quest’ultima, unita anche ad una pesante pressione fiscale, limita molto le nostre attività aziendali; spesso ci scontriamo, infatti, con pratiche burocratiche lunghe, complicate e in alcuni casi poco utili. Bisognerebbe, quindi, snellire e rendere più efficiente tutto l’apparato burocratico e, soprattutto, sfruttare le nuove tecnologie per creare un rapporto più veloce e diretto con gli utenti. Con il credito l’approccio è stato ancora più complicato, in quanto non è semplice per una giovane azienda ottenere dei finanziamenti e accedere a dei crediti bancari, nonostante si parli continuamente di incentivi e agevolazioni che favoriscono l’imprenditoria giovanile e/o le Start up.

Occuparsi di formazione nell’ambito delle nuove tecnologie e di attività legate alla rete significa tastare il polso del mondo produttivo calabrese, la sua ricettività all’innovazione. Vogliamo parlare della vostra esperienza in tal senso? 

Operare nel nostro settore, significa affrontare quotidianamente molte sfide, sia in positivo sia in negativo, poiché il nostro Meridione presenta molti svantaggi ma anche molti pro. Da un lato, lavorare in un mercato ancora vergine implica lavorare in regime di scarsa concorrenza, preparando il terreno per un’attività che spesso deve ancora essere spiegata e provata. Dall’altro lato, proprio questo primo vantaggio cova in sé i propri contro. Lavorare con clienti poco avvezzi alle nuove tecnologie significa scontrarsi ogni giorno con una mentalità ancora troppo tradizionale. Molti imprenditori calabresi non percepiscono ancora il valore che può scaturire dalla rete. Proprio per questo, lo scorso anno abbiamo organizzato, in collaborazione con il Talent Garden Cosenza, il primo corso di formazione in Transmedia Web Communication, con esperti del settore proveniente dagli ambienti accademici di tutto il territorio nazionale. Il corso ha avuto, al di là degli obiettivi specifici, quello di coinvolgere le maggiori attività imprenditoriali della Calabria per far comprendere loro le potenzialità e il valore della comunicazione digitale. Obiettivo raggiunto grazie alla partecipazione e al sostegno di grandi aziende del nostro territorio quali Callipo, Rubbettino e Artemat.

Serena
Serena

In una regione come la nostra, dove contano molto le relazioni, soprattutto con la politica, che spazio hanno, secondo voi, il merito e le competenze?

Purtroppo lo stereotipo che in Calabria le competenze e il merito abbiano poco spazio in parte è vero, in quanto se non sei “figlio di” bisogna affrontare mille ostacoli, non solo burocratici ma anche e soprattutto economici. Nonostante questo, grazie alla nostra esperienza e a quella di realtà giovanili simili a noi, come il Talent Garden di Cosenza (il primo spazio di cooworking del sud Italia), possiamo affermare che anche in Calabria, con le proprie competenze e con la propria determinazione, seppur la strada sia tutta in salita, si può generare qualcosa di concreto e produttivo. Il nostro sogno è quello di creare sul territorio un modello imprenditoriale che sia in grado di coniugare tre aspetti: business, cultura e sociale. I progetti da noi sviluppati, infatti, sono tutti improntati su questa filosofia: costruire una nuova immagine del nostro territorio in cui le parole crescita, sinergia e innovazione non siano più un’utopia per la Calabria.

Il vostro, rappresenta senz’altro un caso di “cervelli che restano”. Che consiglio vi sentireste di dare ad un giovane che, come voi, volesse investire le sue energie ed i suoi saperi in Calabria?

La maggior parte dei calabresi, a un certo punto della vita, si chiede: restare o partire? C’è chi parte e c’è chi torna, e chi torna e poi riparte di nuovo. Noi abbiamo deciso di restare e di investire nel Meridione. Siamo fermamente convinti che anche in Calabria ci siano tutti i requisiti per concretizzare le nostre idee in un progetto imprenditoriale, superando i pregiudizi che da sempre caratterizzano la nostra terra. Ai giovani come noi, quindi, consigliamo di rischiare, in quanto seppur tra mille difficoltà economiche e culturali, anche in Calabria si può creare la propria attività imprenditoriale. A riguardo crediamo che soltanto condividendo idee e conoscenze sia possibile stimolare crescita e innovazione. Consigliamo, dunque, a chi sceglie di restare di unirsi e fare rete, perché questo significa uscire dall’isolamento che spesso caratterizza il nostro territorio e dare una nuova e positiva immagine alla Calabria, finalmente libera dagli stereotipi che da sempre l’hanno accompagnata.

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