La Calabria dei musei ecclesiastici: un patrimonio unico tra storia e bellezza

“Progetta tu il mondo in cui vuoi vivere”. All’insegna di questo invito – “dogma concettuale” l’associazione Diagonal, nella persona della presidente Patrizia De Stefano, ha dato il via il 16 ottobre, presso il polo culturale del Consiglio della Regione Calabria di Reggio Calabria, al primo incontro pubblico nell’ambito del progetto “DiagonaLab_Musei_Calabria”, dedicato ai “Musei ecclesiastici, cammini e feste religiose nella Città Metropolitana di Reggio Calabria”.

Una sfida ambiziosa, quella perseguita dalla giovanissima associazione, che intende promuovere la valorizzazione del sistema museale regionale attraverso un progetto realizzato insieme ad AMEI (Associazione Musei Ecclesiatici Italiani), al Fai Calabria e a SIMBDEA, volto a sensibilizzare la politica sull’importanza della tematica per lo sviluppo del territorio calabrese, lavorando contestualmente, a livello di laboratorio, alla messa in sinergia di tutti i musei della Città Metropolitana di Reggio Calabria quali centri vitali di diffusione dei valori identitari della collettività, autori – attori di un racconto unico e condiviso che dovrebbe culminare nella creazione di un parco culturale ecclesiale (progetto portato avanti con la CEI).

Non si tratta di una visione utopistica, ha chiarito Patrizia De Stefano: “Sappiamo che ci sono tante difficoltà – rivela – ma le pressioni che vengono dall’esterno non ci fermano perché siamo supportati da qualcos’altro: il nostro entusiasmo”.

Dobbiamo partire da quello che c’è, non da quello che non c’è”, è stato il messaggio della presidente diretto anche alle istituzioni, rappresentate in loco dal presidente del Consiglio della Regione Calabria, Nicola Irto e dal consigliere comunale di Reggio Calabria, delegato alla cultura, Filippo Quartuccio.

Do la mia disponibilità a un incontro successivo” è stata la risposta di Irto, ammiccando a una possibile analisi – valutazione da parte del Consiglio dell’importante studio di mappatura del territorio regionale svolto da Diagonal e dalle associazioni coinvolte; mentre Quartuccio ha sottolineato come “impegnarsi nella valorizzazione dei beni culturali” significhi “ riconsegnare spazi comuni alla collettività”.

ll patrimonio museale vive- ha aggiunto Quartuccio – se riusciamo a farlo apprezzare ai ragazzi delle scuole che domani dovranno valorizzarlo. La politica deve fare sintesi e deve spendere in cultura, che significa spendere nella conoscenza”.

Ad illustrare le attività di valorizzazione e di dialogo con il territorio intraprese fino adesso dai musei diocesani sono stati i direttori di Reggio Calabria, Locri – Gerace e Oppido MamertinaPalmi, rispettivamente Lucia Lojacono, Giacomo Oliva, Paolo Martino.

Particolarmente coinvolgente l’intervento di Lucia Lojacono che ha evidenziato lo sforzo fatto dal museo diocesano di Reggio Calabria nel “tradurre” in “percorso museografico” le parole contenute nella lettera circolare sulla funzione pastorale dei musei ecclesiali del 2001, già formulate da Monsignor Carlo Chenis nel convegno AMEI di Susa del 1997, ovvero “comunicare il sacro, il bello, l’antico e il nuovo”.

Se la comunicazione del sacro si concretizza in una proposta di catechismo al museo che coinvolge le comunità parrocchiali, comunicare il bello rappresenta “una sfida ardua, in un contesto nazionale che sperimenta una sorta di disaffezione alla bellezza”. Per contrastare “l’indifferenza all’arte”, il museo agisce attraverso i servizi educativi con l’iniziativa “Tutto un altro museo” che prevede, oltre a una visita guidata al museo, alla Cattedrale e alla Chiesa degli Ottimati, diverse attività tematiche per “ imparare divertendosi” ed eventi diretti alla collettività, come ad esempio i concerti organizzati nel cortile dell’arcivescovado in occasione delle Feste Mariane.

Comunicare l’antico è possibile se il museo dialoga con il territorio” ha continuato Lucia Lojacono illustrando l’esperienza quinquennale maturata in qualità di partner del progetto promosso dalla Diocesi di Reggio Calabria “Chiese Aperte”, che prevede il coinvolgimento di volontari, appositamente formati, nella valorizzazione, conservazione e custodia di edifici storici e, da quest’anno, anche il loro impiego negli studi diocesani.

E ancora l’attività di restauro condotta nella forma del cantiere didattico che quest’anno, nell’ambito del progetto “Arte salvata dopo il terremoto”, ha interessato un’opera di oreficeria sacra sei-settecentesca: la Macchina processionale (detta Nuvola) della Madonna del Santuario di Santa Maria in Via a Camerino (Macerata), danneggiato dal sisma. L’intervento, ancora in corso, è stato reso possibile grazie a due restauratori calabresi, Sante Guido e Giuseppe Mantella, che hanno offerto la loro professionalità a titolo gratuito.

Si tratta di un’azione di solidarietà concreta che nasce dalla consapevolezza che il patrimonio culturale è risorsa condivisa; il suo restauro è volto a sensibilizzare la collettività al recupero della storia e dei valori comuni, una sorta di gemellaggio spontaneo” – ha sottolineato il direttore.

Per comunicare il nuovo il museo diocesano di Reggio Calabria ha “accolto la sfida del contemporaneo”, ospitando, l’anno scorso, un’opera di Claudio Parmiggiani, commissionata dall’ Amei in memoria di Don Pino Puglisi e declinandola nel segno “dell’impegno civile”, attraverso giornate focus con parenti delle vittime di mafia e testimoni di giustizia.

E ancora, nel nome della multiculturalità, nell’ambito delle giornate nazionali dei musei ecclesiastici, nel 2016 il museo è stato protagonista di uno “scambio” con le case accoglienza per minori non accompagnati. Due giorni intensi in cui Saverio Pazzano, docente di lettere e scrittore, ha coinvolto i ragazzi in un reading letterario con testi sul Mediterraneo e sui temi del viaggio, dell’incontro, della bellezza. L’attività si è conclusa con la realizzazione di un video, per parlare dei paesi di origine e delle loro esperienze, poi distrutto per volere dei ragazzi che lo hanno creato.

Occuparsi di un museo significa uscire e intercettare le comunità di riferimento” – ha concluso Lucia Lojacono.

Discorso condiviso da Giacomo Oliva che ha rimarcato l’importanza sul nostro territorio, legato soprattutto all’eredità magnogreca, del patrimonio della Chiesa . “Non dobbiamo vedere questi beni culturali solo come opere d’arte, ma come il sentimento di un popolo”.

Oliva, come responsabile dei Musei Diocesani della Calabria e delegato della Conferenza Episcopale Calabra, ha messo sul tavolo la questione della gestione dei musei diocesani, affrontata a livello regionale attraverso l’affidamento a giovani cooperative “che si prodigano al di là della retribuzione”.

Il direttore si è poi soffermato sull’importanza di “aprirsi all’esterno”, prestando le proprie opere anche oltre Italia. Prassi sviluppata dal museo diocesano di Locri – Gerace, il più grande per estensione tra quelli calabresi: se la grande statua dell’Assunta (del XVIII secolo, realizzata in argento a grandezza naturale) ha fatto mostra di sé al Palazzo reale di Torino e a Castel Sant’Angelo , il reliquiario di San Pantaleone è stato esposto nella cattedrale di Gomel in Bielorussia registrando oltre 70.000 presenze.

Tutte le televisioni della Bielorussia parlavano della Calabria”, ha sottolineato soddisfatto Oliva evidenziando il nesso tra apertura al mondo e promozione del territorio regionale attraverso la valorizzazione dei tesori contenuti nei musei della Chiesa.

Eppure, nonostante questo sforzo verso l’esterno – a breve il museo diocesano di Locri – Gerace aprirà le porte alla chiesa ortodossa con una mostra che verrà inaugurata dal vicario generale del patriarcato – i calabresi spesso “non conoscono le realtà dei musei diocesani”. Un fatto paradossale, considerato che si tratta di musei “della collettività”, ha calcato Oliva con un certo disappunto.

Paolo Martino ha sottolineato la valenza sociale e culturale del museo diocesano in un territorio quale quello di Oppido Mamertina – Palmi. Nato nel 2003, il museo rappresenta lo spaccato dei 33 comuni della Piana e il ponte di collegamento con la memoria storica del territorio pre e post terremoto del 1783, che ha devastato l’area.

Offriamo la nostra collaborazione a far crescere la Calabria”, ha concluso il direttore, non prima di aver raccontato alcune delle opere di rara bellezza visitabili presso il museo. Tra queste la statua marmorea di San Sebastiano, ammirevole opera di Benedetto da Maiano, artista toscano del XV secolo, apprezzata anche da Sgarbi che ha condensato il suo stupore nel contemplarla nella frase “m’inchino alla bellezza”.

La seconda parte della serata è stata dedicata a “territorio, fede e tradizioni” con gli interventi di Santo Versace, responsabile del Museo dell’Arciconfraternita del Carmine di Bagnara, Pasquale De Pietro, responsabile del Museo delle Varette di Cittanova, Domenico Scordo, responsabile del Museo del Tesoro del Santuario della Madonna dei Poveri di Seminara.

Bagnara, secondo il ritratto di Versace, è da leggere nel rapporto con la sua tradizione popolare legata alle feste religiose, reiterata dalle congreghe “antiche ma capaci di stare a passo coi tempi”. In questo contesto il museo – attualmente chiuso per ristrutturazione – valorizza e reitera il patrimonio storico della confraternita, cercando un collegamento con il presente attraverso la sezione dell’arte contemporanea in cui troneggiano le opere di Silvio Amelio, importante artista di fama internazionale che presto donerà altre sue opere al museo.

Il museo delle Varette di Cittanova assurge a un ruolo antropologico, esplicitato da Pasquale De Pietro, in cui “le raffigurazioni cristiane diventano specchio della collettività”.

I gesti e i riti – ha sottolineato De Pietro – fanno parte della nostra cultura e contribuiscono a tenere viva la tradizione della nostra storia”.

Nel descrivere l’emozione che suscita la processione dei misteri, che vede protagoniste le statue che raffigurano le scene della passione di Gesù Cristo di cui il gruppo principale, in legno di tiglio, è formato dalle Varette dei Biangardi, databili tra il 1858 e il 1893, De Pietro ha evidenziato come l’apertura dell’area espositiva abbia permesso alla collettività di riallacciare il proprio legame con la storia “restituendo un angolo di paese alla cultura”.

Nel segno della valorizzazione identitaria e della promozione del territorio si muove anche il Museo del Tesoro del Santuario della Madonna dei Poveri di Seminara che custodisce un patrimonio, anche antropologico, immenso. Se il tesoro della Basilica rappresenta l’attrattore principale che ha permesso di portare in loco 10.000 visitatori solo nel 2013, notevole è lo sforzo fatto nella volontà di collegare la chiesa alla storia del paese, con visite guidate che consentono di comprendere l’importanza di Seminara nei secoli, una vera e propria “città basilica”. La Madonna dei poveri veglia da più di 1000 anni sulla Calabria – ha affermato Scordo aggiungendo che rappresenta “la statua lignea più antica in Italia”.

E ancora la Madonna degli Angeli di Antonello Gagini nella chiesa di San Marco Evangelista; la Madonna degli Uccelli di Giovanangelo Montorsoli; la Maddalena di Rinaldo Bonanno, il Michelangelo del sud; la Vergine con il Bambino nella chiesa di Sant’Antonio, scultura in marmo di scuola gaginiana. Per chi decide di andare a Seminara, da non perdere la visita all’antico borgo dei Pignatari, risalente al 600, luogo simbolo dei ceramisti di Seminara, famosi in tutto il mondo.

Dallo straordinario racconto dei direttori e responsabili dei musei della Chiesa è emersa la loro eccezionale importanza quali luoghi della cultura identitaria della Calabria e attrattori turistici per i piccoli borghi storici. Come valorizzare però il prezioso patrimonio custodito?

Suggerimenti importanti sono venuti da Patrizia Giaicotti, antropologa fotografa, giornalista, autrice e conduttrice radiofonica italiana, attualmente professoressa di archeologia all’Accademia di Belle arti di Reggio Calabria.

Di origini calabresi, dopo aver viaggiato per il mondo e condotto studi in Brasile, in Africa, oltre che nel resto d’Europa, la Giaicotti ha deciso di trasferirsi in riva allo Stretto. “Quello che abbiamo qui – rivela entusiasta – è raro sia come patrimonio materiale sia immateriale. Le danze, i riti, sono segni che provengono dalla cultura e urlano per essere conosciuti”.

Se il ciclo di racconti radiofonici “Volti e voci della Calabria Greca” prodotto per Radio3 ha avuto un enorme successo stuzzicando l’attenzione di tantissimi utenti curiosi di scoprire questa parte di Calabria, la Giaicotti propone di “pensare gli oggetti museali legandoli alle occasioni di festa”, portando il visitatore a comprendere nello spazio espositivo il loro “valore d’uso”. Strategia già utilizzata dalla giornalista nell’ambito del progetto “Rinascimento d’Aspromonte”, promosso dal comune di Bagaladi e dal Parco Nazionale dell’Aspromonte per valorizzare la presenza nel Parco del Rinascimento.

Il restauro dell’Annunciazione di Antonella Gagini diventa l’occasione per mappare il territorio, osservandolo dalla prospettiva dei riti dedicati al culto mariano. Sintesi di comunicazione efficace ed emotivamente coinvolgente il video curato dalla giornalista, che ha permesso di far conoscere un’altra storia, autentica, del massiccio aspromontano.

E ancora il docufilm “Un patrimonio sulle spalle” dedicato alle macchine a spalla della tradizione italiana iscritte alla lista rappresentativa del patrimonio immateriale UNESCO, tra cui compare la Varia di Palmi. Presentato in occasione della 75esima mostra internazionale d’arte cinematografica a Venezia, il docufilm è stato girato “dall’interno” nel corso delle 4 celebrazioni, catturando i suoni delle feste e i momenti più emozionati di ogni processione.

La Calabria si può permettere di andare oltre Venezia, di andare nel mondo”, ha concluso la Giaicotti, mettendosi a disposizione come portavoce della bellezza della nostra regione.

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