L’amore per la Calabria nel racconto inedito !Rimango! Rimango! Rimango! Di Pat Porpiglia

“!Rimango! Rimango! Rimango!”. Non lascia spazio ad equivoci l’ultimo racconto inedito di Pat Porpiglia. Una dichiarazione d’amore accorata verso il territorio calabrese e questo sud che, nonostante le difficoltà, si fa portavoce di tanti ritorni e di giovani ragazzi che scelgono di costruire qui il proprio futuro.

Classe 1948, Pat Porpiglia, fa parte della generazione “emigrati”. Non stiamo parlando dell’emigrazione interna, quella che nel pieno boom economico ha visto tanti giovani meridionali riempire le industrializzate città del nord Italia. Perché Pat Porpiglia è uno di quei giovani che all’età di 18 anni, dopo aver conseguito il Diploma di maturità scientifica presso il Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Reggio Calabria, lascia la natia San Roberto con in tasca un biglietto di sola andata per il Canada.

Della sua esperienza canadese, restano molti ricordi e l’eredità di un nome da cui trabocca quel sogno americano che ha conquistato un’intera generazione.

Dai mie due nomi, Pasquale e Pat – rivela lo scrittore – si può evincere che convivono dentro di me due anime: quella aspromontana – calabrese e quella anglosassone-canadese. Io sono un italo-canadese che, grazie alla legge sul multiculturalismo emanata nel 1971 dall’allora governo liberale del Premier Pierre Elliot Trudeau, si è perfettamente integrato in Canada.”

È per questo motivo che i suoi libri portano tutti il nome Pat?

Certamente. Lo faccio per rendere omaggio e per pagare un debito di riconoscenza ad una nazione, il Canada, che ha dato ad un giovane emigrante le stesse possibilità che sono state concesse ad un giovane afro americano, Barack Obama. Io ho potuto usufruire del cosiddetto “The Canadian dream” and “The land of opportunities”, che mi ha aiutato a coronare i miei sogni. 

Il racconto “Rimango! Rimango! Rimango!” mette in evidenza che, nonostante la grave crisi economica, per i giovani d’oggi c’è un’altra strada da seguire, diversa dal fare le valigie e lasciare questa terra. È sicuramente una strada più tortuosa, ma è una strada percorribile. Ed è la strada che sceglie di percorrere Maria, protagonista di questo racconto.

A chi è rivolto il suo racconto?

“I destinatari di questo racconto sono tutti quei giovani che hanno voglia di mettersi in gioco, di appropriarsi della propria vita, al fine di ergersi ad architetti del proprio destino, contando sulla propria intraprendenza, intelligenza, le proprie qualità, le proprie virtù e i propri meriti. Per tutti questi giovani che così facendo riescono ad elevarsi al di sopra della mediocrità, sono convinto ci possa essere un ruolo e un incarico importante da ricoprire nella nostra società.”

 Dalle sue parole si evince la nostalgia verso una terra e una nazione che con lei è stata molto generosa. Perché è tornato in Calabria?

“Perché sono convinto che un giovane che si è arricchito umanamente e professionalmente all’estero, possa vivere e prosperare in qualunque parte del globo terrestre. Io l’ho fatto e sono felice della mia scelta.  Non nascondo che un emigrante non taglia mai completamente il cordone ombelicale che lo lega alle proprie origini, al proprio paese, dove spera sempre di poter ritornare.

 

Pat Porpiglia non è al suo primo scritto. Negli anni ha, infatti, ha pubblicato due Raccolte di Poesie, tre romanzi (“I Cavalieri erranti dell’Aspromonte”, “Storie di due Mondi” e “Il Ribelle suo malgrado”) e due raccolte di storie brevi (“Storie Aspromontane” e “Giovani calabresi: speranze e delusioni”). Diversi i riconoscimenti ricevuti per i suoi manoscritti, tra cui il primo premio al concorso Nazionale ed Internazionale di Poesia e Narrativa “Il Club della Poesia”di Cosenza con il romanzo “Il Ribelle, suo malgrado” e il Premio Saggistica della 4a Edizione del Premio Arte, Lettere e Scienza per l’Area dello Stretto, con l’opera “Giovani calabresi. Speranze e delusioni”.

Attivo nel sociale e tra i protagonisti della costruzione della comunità italiana in Canada, Pat Porpiglia è attualmente funzionario amministrativo presso un ente pubblico.

 

Ma da dove nasce questa esigenza di scrivere? O meglio perché, un uomo, che fa tutt’altra cosa per mestiere, arrivato alla soglia dei 50 anni, decide di trascorrere buona parte del suo tempo libero a scrivere?

Perché attraverso la scrittura riesco a esprimere pensieri, concetti, stati d’animo, sentimenti e sensazioni che difficilmente riuscirei a trasmettere con le parole a causa della mia innata riservatezza. Eppure, se qualcuno mi avesse chiesto quand’ero bambino: “Cosa vorresti  fare da grande?” non avrei risposto come il giovane personaggio di un film di Checco Zalone “Voglio fare il posto fisso”, ma avrei sicuramente risposto: “lo scrittore”. Poi le cose sono andate diversamente, ma ciò non mi ha impedito di raggiungere i miei sogni. Quando ho deciso di scrivere il mio primo romanzo “I Cavalieri erranti dell’Aspromonte”, volevo, soprattutto, cimentarmi con me stesso; cioè volevo vedere fin dove sarei riuscito ad arrivare contando sulle mie sole forze. E la conclusione la lascio alla famosa scrittrice e poetessa Emily Dickinson: Non conosciamo mai la nostra altezza finché non siamo chiamati ad alzarci. E se siamo fedeli al nostro compito, arriva al cielo la nostra statura.

Un invito, quello di Pat, a non smettere mai di lottare per i propri sogni e l’auspicio che sempre meno giovani siano costretti a lasciare la propria terra per costruirsi un futuro.

Il racconto “Rimango! Rimango Rimango” sarà pubblicato entro la fine dell’anno all’interno di un’antologia composta da storie brevi e di racconti di altri scrittori.

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