Laino Castello, il borgo fantasma che guarda al futuro

Dal centro di Laino Borgo, comune nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, alzando gli occhi averso la torre campanaria è possibile identificare quello che resta di uno dei più caratteristici borghi fantasma della Calabria.
Si tratta di Laino Castello (Castièddru in calabrese), un agglomerato di viuzze e case diroccate che si aggrappano attorno alla Chiesa centrale, su un’altura rocciosa a 270 metri sul mare.
Tutto intorno c’è il Lao, e non è un caso che gran parte del turismo del luogo sia legato alle attività connesse al fiume, rafting e torrentismo su tutte.
Ma la “vecchia” Laino offre soddisfazioni anche agli amanti delle passeggiate più insolite: raggiungerla significa assicurarsi il privilegio di respirare aria buona e godere di scorci incantevoli.

 

Le origini e gli antichi fasti

Quando nel 1958 un muro franò seppellendo la Fiat 600 di un medico molto noto in paese, l’episodio divenne la prova tangibile della scarsa stabilità del centro abitato e si fece strada l’idea di ricostruire altrove, in un luogo in piano e più al sicuro da frane e terremoti.

Nel 1982, grazie ai finanziamenti del post-sisma lucano andò definitivamente in porto il progetto della nuova Laino Borgo, anche gli ultimi irriducibili abitanti della parte alta, che si erano ostinati ad abitarla, dovettero abbandonare le vecchie abitazioni.

Presumibilmente fondata da alcuni sopravvissuti di Lavinium, città romana dell’area di Orsomarso, i cui abitanti erano scampati alla malaria, e da alcune persone provenienti dalla bassa e media valle del Lao, la città aveva incrementato la sua potenza fino a coniare monete proprie chiamate ‘Lainos’.
È l’arrivo dei Bizantini che corrisponde al più intenso momento di splendore del borgo: i monaci basiliani iniziarono a impiantare nel territorio una serie di cappelle, chiese e monasteri che accrebbero l’importanza culturale dell’intera zona.
Segni evidenti della presenza dei monaci basiliani si trovano nella chiesa madre di San Teodoro, che sfoggia una meravigliosa torre medievale e custodisce al suo interno pregiate opere artistiche come le pale dell’altare maggiore, il fonte battesimale del 1500 e il trittico in legno che raffigura la Madonna col Bambino.
Nella guerra per il predominio tra Bizantini e Longobardi, questi ultimi costruirono sul colle San Teodoro un imponente Castello.

Laino oggi e domani: l’albergo diffuso

Della fortezza e della relativa cinta muraria resta ben poco, ma il nucleo abitativo, abbandonato all’inizio degli anni ’80, è ancora in piedi, con le sue stradine ripide, resti di porte, torri e fortificazioni.
Oltre ai ruderi restano, sul fianco del colle, a riprova dell’antichità del borgo, tutta una serie di grotte naturali utilizzate nel periodo bizantino dai monaci e, più tardi, adibite ad abitazioni.
Ogni anno, nel periodo natalizio, Laino Castello si ripopola: nelle grotte scavate nella roccia e nelle strade del centro storico abbandonato viene allestito il ‘Presepe Vivente’, che in questo scenario appare più realistico che mai.
Dopo anni di completo abbandono, l’amministrazione comunale con l’ausilio di alcuni giovani del luogo, ha avviato un progetto di ospitalità orizzontale fortemente radicato nel territorio e nella sua cultura.
Si tratta dell’Albergo Diffuso o “paese albergo”, una tipologia di accoglienza di recente diffusione in Italia ed Europa, nata dall’idea di Giancarlo Dall’Ara, docente di marketing turistico, di utilizzare a fini turistici le case vuote ristrutturate coi fondi del post terremoto del Friuli del 1976.
Qui, nel piccolo centro storico “Conca Rossa” di Santa Gada, si offre ai visitatori la possibilità di alloggiare e ristorarsi in luoghi in cui il tempo pare essersi fermato.
È da qui che Laino Castello riparte e guarda al futuro.

Fonte: trekkingitalia

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