Presentato a Saracena, nella bella cornice di Piazza Santo Lio, il romanzo d’esordio di Luigi Pandolfi, giornalista de Il Manifesto, America (Scatole Parlanti, 2026). L’evento ha richiamato un pubblico numeroso e partecipe, attratto dalla forza narrativa di una storia che nasce da una memoria privata e si apre a un orizzonte più vasto. Accanto all’autore, Lia Grisolia, docente di lettere, e Marco Gatto, accademico dell’Unical e saggista, hanno dato vita a un dialogo serrato, capace di intrecciare letteratura, storia sociale e riflessione politica.

Il romanzo affonda le sue radici in una storia realmente accaduta e riporta il lettore nella Saracena della seconda metà dell’Ottocento, un paese chiuso, segnato da ingiustizie e da un immobilismo che spinge molti giovani delle classi popolari a guardare oltre l’oceano. È in questo contesto che si muove la vicenda di Vincenzo, figlio del “molinaro”, uno dei tanti che scelsero la via dell’emigrazione transoceanica. In Uruguay troverà lavoro, istruzione, il sostegno del mutualismo e della solidarietà organizzata nella società di mutuo soccorso che contribuirà a fondare. Un percorso di crescita e di riscatto che sembra aprire nuove possibilità, finché un evento tragico e inatteso non lo costringerà a tornare indietro, al paese che aveva lasciato imbarcandosi da Napoli, ritrovandolo immutato, sospeso nel suo eterno presente.
Sul fondo scorrono le atmosfere post‑risorgimentali, tanto in Calabria quanto in Uruguay, la terra che accolse Garibaldi e vide la Legione Italiana combattere per l’indipendenza. È in questo intreccio di radici e orizzonti che Marco Gatto ha definito America “un romanzo che coniuga radicamento e radicalità”, richiamando il legame dell’autore con la sua terra e il messaggio politico che attraversa la narrazione: la lotta dell’uomo contro le condizioni materiali che la società gli impone e la ricerca delle vie per trasformarle.
Nel suo intervento, Pandolfi ha ricordato come tutto sia nato da un incontro fortuito con una storia vera, una memoria familiare che ha finito per aprirsi a un linguaggio più ampio: “È una storia di emigrazione transoceanica, di amore e di morte, di ricerca della felicità e di sogni infranti. Nasce da una memoria personale, ma prova a parlare a tutti, anche alla luce delle nuove rotte delle migrazioni”.



